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Una manica di estrosi. Di Andrea Oliva

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Una manica di estrosi. Di Andrea Oliva

L’etimologia è una scienza. “Manica”, in uno dei suoi significati, è un arcaismo che vuol dire “schiera”. “Estro”, propriamente, è il nome di un genere di grosse mosche, parassite di vari animali, come cavalli o buoi; mentre, sia in quanto venereo, sia quale impulso, per esempio all’arte, è espressione estensiva. A rigore, quindi, una manica di estrosi rappresenta dei parassiti ordinatamente schierati.

Disattendere il diritto (al lavoro, tanto per dire, o, magari, allo studio) prelude al rovescio sociale: ce lo insegna la storia; anche quella più recente. Quando il pensiero scodinzola, le conseguenze dell’amore finiscono per essere declinazioni del dissenso.

La propaganda è fatta di parole: la parola è l’unico strumento, ed è impossibile dimostrarne verità o falsità. Si può parlare di cose verosimili, che rispondano al buon senso e, ancor meglio, alla logica. Sarebbe  la migliore rappresentazione della verità. Il fatto è che la verità non cattura, non seduce, al contrario dei voli pindarici, dell’impossibile promesso con naturalezza, per alimentare la speranza che, tutti lo sanno, è l’ultima a morire.

Per diventare forza, l’onestà presuppone la responsabilità collettiva e consapevole. La comodità, invece, è delegare, senza condizioni, il nostro sano egoismo all’ambizione cinica dei terzi, che, tuttavia, non sfuggono all’equità dei casi. Ci ricorda Trilussa: “La lumachella de la vanagloria/ ch’era strisciata sopra un obbelisco/guardò la bava e disse: ‘Già capisco/che lascerò un’impronta ne la Storia!’.”

 

 

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