Reggio Calabria, 28 giugno 2019 – Massima adesione alo sciopero della giustizia

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COMUNICATO STAMPA UILPA

I dati raccolti a livello nazionale hanno registrato una massiccia adesione e superato di gran lunga le aspettative.

Oggi, ad incrociare le braccia, tutti i dipendenti degli uffici giudiziari d’Italia scesi in piazza per contestare il mancato compimento dei contenuti dell’accordo del 27 aprile 2017, recepito dal Decreto Ministeriale del 15 novembre 2017 n.267, secondo i quali era prevista la riqualificazione giuridico/economica e professionale del personale.

Ad inasprire gli animi l’ulteriore fallimento del tavolo di conciliazione per la predetta riqualificazione del personale giudiziario, che ha creato un ulteriore sconforto nei lavoratori, vista l’attuale carenza di circa 10.000 unità, alle quali si dovranno aggiungere le circa 5000 unità derivanti dai turn over e dal decreto “quota 100”.

Anche a Reggio Calabria, dove Patrizia Foti – Vice Coordinatore nazionale UILPA Giustizia – ha indetto un Sit-In all’interno del cortile del CEDIR che ospita il Tribunale e la Procura della Repubblica, si è registrata la  massima partecipazione dei dipendenti, incluso il personale dell’ufficio UNEP.

Le dimostranze sono state incentrate sia sullo stato della Giustizia, totalmente in ginocchio e per il quale ne consegue un evidente calo della qualità del servizio pubblico prossimo alla paralisi, sia per la grave situazione di degrado in cui versa la stessa  struttura, all’interno della quale, specialmente nel periodo estivo, le temperature raggiungono livelli a dir poco estenuanti.

Al Sit-In hanno partecipato anche alcuni dei nuovi componenti dell’Ordine degli Avvocati di Reggio Calabria, che già si erano occupati della questione CEDIR, inserendola nell’ordine del giorno della riunione di consiglio, perché sempre vicini ed attenti alle esigenze del personale della giustizia, con i quali, giornalmente, condividono gioie e dolori di un mondo alquanto complesso.

I diritti sono inalienabili per tutti i lavoratori, inclusi quelli della giustizia, ai quali non può essere negata la dignità e la professionalità.

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