Giorno della Memoria, Papa e Segre, mai indifferenza

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L’indifferenza racchiude la chiave per comprendere la ragione del male, perché quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c’è limite all’orrore. L’indifferente è complice. Complice dei misfatti peggiori”: così la superstite dell’Olocausto, 90 anni il 10 settembre, ha scritto nella ‘definizione d’autore’ per il vocabolario Zingarelli 2020. Parole non dissimili da quelle pronunciate oggi all’Angelus da Papa Francesco: “Domani ricorre il 75/o anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Davanti a questa immane tragedia, a questa atrocità, non è ammissibile l’indifferenza ed è doverosa la memoria. Domani siamo tutti invitati a fare un momento di preghiera e di raccoglimento, dicendo ciascuno nel proprio cuore: mai più!”.

Scrivere una definizione di indifferenza non deve essere stato facile per la donna che vide cose indicibili: “per tutto l’anno che trascorsi ad Auschwitz – precedentemente era stata a Birkenau, ndr – non trovai nessuna parola che desse voce ai sentimenti di pena e orrore che provavo. Per quello ci sarebbero voluti decenni”. Liliana Segre si è fatta aiutare da Antonio Gramsci: “Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti’. “L’indifferenza racchiude la chiave per comprendere la ragione del male, perché quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c’è limite all’orrore. L’indifferente è complice. Complice dei misfatti peggiori. L’alternativa, diceva Don Milani, è I CARE, me ne importa, mi sta a cuore. È il contrario esatto del motto fascista ‘Me ne frego'”.

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