Immigrazione: la logica emergenziale va cambiata

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SIMONA CONSONI

Il bilancio europeo 2021-2027 stanzia per l’immigrazione quasi 23 miliardi. Sono fondi destinati soprattutto alla gestione delle frontiere e non all’integrazione. Mentre sarebbe meglio investire nella costruzione di un clima di rispetto reciproco. Il Consiglio europeo, che si è concluso il 21 luglio ed è passato alla storia per l’accordo sul Recovery Fund, ha sottoscritto anche la definizione di alcune voci del bilancio europeo 2021-2027. Per quanto riguarda l’immigrazione sono stati stanziati quasi 23 miliardi complessivi per il settennato. 8,7 miliardi sono stati assegnati al Fondo asilo e migrazione (Fami), di cui circa il 60 per cento sarà redistribuito agli stati membri per la coordinazione di programmi nazionali, mentre il rimanente sarà destinato a dispositivi tematici: progetti finanziati direttamente dalla Commissione. 5,5 miliardi saranno dati al Fondo per la gestione delle frontiere (Ibmf), mentre 5,1 miliardi andranno a rafforzare l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex). Il fatto che balza agli occhi è lo squilibrio tra le risorse previste per la gestione delle frontiere (oltre 10 miliardi totali) e quelle per l’integrazione dei migranti, segno della volontà politica di ridurre al massimo gli arrivi per tenere il più possibile alla larga critiche sovraniste. Sarebbe stato, invece, fondamentale soffermarsi sul COME invece che sul piano dell’emergenza che non si riesce a gestire ma, evidentemente, la storia ancora non ci ha insegnato nulla o comunque sempre troppo poco

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