Socrate

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GIUSEPPE ROTUNDO

E’ opinione assai diffusa che se non ci fosse stato Socrate tutta la storia della filosofia non avrebbe visto la luce così come la conosciamo. Al di là del suo lascito culturale, pervenutoci grazie al suo principale discepolo Platone, quello che ancora colpisce dopo duemila e quattrocento anni di distanza è proprio la vicinanza dei temi e dei metodi socratici alle esigenze della modernità e dell’uomo che la vive. Il monito più importante è di sicuro quello sulla ricerca del sapere in quanto tale. Non già strumentale a conseguire potere, denaro e successo, simulacri per l’uomo moderno, ma per il puro spirito di elevarsi e la sana voglia di apprendere. Portato fino all’estrema massima secondo cui una vita senza ricerca non varrebbe neanche la pena di essere vissuta. Immaginiamo se gli uomini di oggi imparassero solo per il gusto di imparare. E in aggiunta a questo un metodo, ereditato dalla medicina, e impresso ormai nell’immaginario collettivo come metodo socratico: quella maieutica antesignana di tutte le interviste future. Interrogava i suoi interlocutori dichiarando di non sapere nulla sull’argomento in questione, al solo fine di arrivare ad una verità diversa da quella che, chi gli rispondeva, pensava saccentemente di avere in tasca fin dall’inizio della conversazione. Un’arte antica ma assai rara, da recuperare in giorni in cui ormai tutti pensano di sapere tutto.

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