Chi sono gli “invisibili” nell’Italia multiculturale del terzo millennio globalizzato
interris.it – urly.it/3chpj
Sulle orme di papa Francesco, la Caritas ha chiesto alle istituzioni di vaccinare gli “invisibili”. La solidarietà in pandemia come “ultimo baluardo al fianco dei più poveri’”. Da oggi una serie racconta proprio gli “invisibili”. Figli e figlie d’Italia. Bambini. Adolescenti e adulti cresciuti qui. Continuano a essere fantasmi per legge.
Diventare invisibili per essere visti
Al centro della serie italiana “Zero” ci sono temi “invisibili” all’opinione pubblica. E cioè gli italiani di seconda generazione. Le periferie da salvare. La diversità. L’ accettazione. L’impegno sociale. Nella fiction il protagonista è un eroe moderno. Con il dono dell’invisibilità. Che qui ha anche un valore metaforico. Con il gruppo di amici deve salvare il quartiere in una Milano parzialmente reinventata. Più che afroitaliana “Zero” è una storia multiculturale. “Il pretesto narrativo è quello del superpotere che il giovane protagonista Omar scoprirà di avere- spiega Antonio Dikele Distefano-. Omar vive nel quartiere milanese di Barrio. Quando ho iniziato a scrivere questa serie riflettevo su un fatto. In Italia non c’è una cultura di attori o registi neri. Abbiamo visto che ci sono. Esistono. E bisogna coinvolgerli”.

