All’Ospedale di Trieste salvata una neonata grazie alla tecnologia di una start-up italiana. Diagnosi precoci di malattie rare per salvare vite umane

Spread the love

UFFICIO STAMPA DIESSECOM

 “eVai è una piattaforma software in grado di valutare le varianti genomiche di un paziente e suggerire la possibile diagnosi genetica. Tutto questo grazie ad un approccio innovativo che combina intelligenza artificiale, linee guida internazionali, la base di conoscenza curata da enGenome e quella degli esperti genetisti che lo utilizzano” spiega Ettore Rizzo, uno dei tre fondatori

LA STORIA A LIETO FINE ALL’OSPEDALE DI TRIESTE – Salvare vite attraverso la lettura del DNA, una procedura che permette di diagnosticare rapidamente malattie rare. È quello che attraverso intelligenza artificiale e software di ultima generazione propone la start-up enGenome. I risultati raggiungibili sono già evidenti. L’esempio è avvenuto all’Ospedale Pediatrico IRCCS Burlo Garofolo di Trieste negli scorsi mesi. Proprio in questa struttura è nata una bambina con un sospetto di malattia metabolica. Da qui è emersa la necessità di un’analisi più approfondita per l’identificazione di mutazioni genomiche che potessero confermare il sospetto diagnostico di una malattia rara e indirizzare la terapia. Per la precisione, si è deciso di procedere al sequenziamento dell’esoma, ovvero l’insieme di tutte le porzioni del genoma essenziali per la produzione di proteine.

LA SCOPERTA – Il laboratorio di Genetica Medica del Burlo Garofolo rappresenta un centro di riferimento nazionale per diverse patologie, quali ad esempio la Fibrosi Cistica, le Sordità ereditarie e le Cardiomiopatie. In questo caso, il processo di analisi genomica è stato possibile grazie al software eVai realizzato da enGenome. “Questo strumento innovativo ha permesso di identificare due varianti genetiche e interpretarle come causa di un deficit nell’ossidazione degli acidi grassi, ovvero il processo a più fasi che metabolizza i grassi e li converte in energia. Una delle due varianti non era mai stata descritta in precedenti pubblicazioni scientifiche e la sua corretta identificazione ha consentito la rapida ed accurata diagnosi della malattia della paziente, ovvero il deficit di acil-CoA deidrogenasi a catena molto lunga, permettendo di intervenire tempestivamente sulla terapia. Alla luce di questo risultato è stato possibile modulare la dieta della neonata, utilizzando un latte specifico privo di acidi grassi a catena molto lunga evitando così danni legati all’accumulo di acidi grassi parzialmente metabolizzati in tessuti come il cuore, il fegato o i muscoli” ha raccontato la Dott.ssa Giorgia Girotto, parte del team multidisciplinare della Genetica Medica dell’Ospedale e del Dipartimento di Scienze Mediche della Salute dell’Università di Trieste, che nel corso dell’ultimo anno ha identificato le cause genetiche di alcune malattie ereditarie in più di 500 pazienti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *