video – Cinque anni fa il sisma in Centro Italia

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CORPO NAZIONALE VIGILI DEL FUOCO

 Sono passati 5 anni dal 24 agosto del 2016 quando alle 3.36 una violenta scossa di terremoto di magnitudo 6 colpì la città di Amatrice, in provincia di Rieti, e altre comunità vicine nelle Marche, in Umbria e in Abruzzo, provocando 299 morti e 388 feriti. A poche ore dalla scossa la mobilitazione del Corpo fu imponente: 1000 vigili del fuoco, 40 sezioni operative, 6 elicotteri e 2 droni lavorarono per giorni per prestare soccorso alla popolazione. 297 persone furono salvate dalle squadre USAR (Urban Search And Rescue) addestrate per le operazioni di ricerca e salvataggio sotto le macerie. Dall’inizio dell’emergenza ad oggi sono 215.145 gli interventi effettuati, 72.075 per recupero di beni dalle abitazioni e di merci e attrezzature dalle attività commerciali distrutte, 91.050 per sopralluoghi, verifiche tecniche sulle strutture e la messa in sicurezza degli edifici. Sono state 3846 le operazioni portate a termine per la salvaguardia e la messa in sicurezza del vasto patrimonio artistico e culturale.

Dal 25 agosto del 2016, ogni giorno, circa 1.300 Vigili del fuoco, con 600 mezzi, lavorarono nell’area dei crateri nel Lazio, Marche e Umbria. Le squadre specializzate in movimento terra (GOS) furono tra le prime a mettersi a lavoro per liberare le strade, per permettere ai mezzi di soccorso di raggiungere i comuni isolati e supportare la ricerca delle persone disperse. Gli specialisti in telecomunicazioni (TLC) approntarono apparecchiature radio campali per facilitare le comunicazioni e consentire una migliore gestione delle risorse in campo. Dall’inizio dell’emergenza, i vigili del fuoco portarono a termine mediamente 1.200 interventi al giorno: molte squadre furono dedicate esclusivamente al supporto alla popolazione attraverso il recupero di beni di prima necessità da abitazioni e esercizi commerciali non più agibili.

Le opere provvisionali di messa in sicurezza di edifici di particolare rilevanza e il recupero di beni artistici, furono realizzate principalmente dagli uomini esperti in tecniche di derivazione speleo alpino fluviale (SAF), aiutati dai colleghi esperti in puntellamenti. I droni, utilizzati per la prima volta in un’emergenza di questa portata, effettuarono aeromappature, panoramiche dei centri colpiti e degli edifici lesionati e documentazione dell’attività di soccorso. Imponente anche l’organizzazione attivata dal Corpo per la salvaguardia e la messa in sicurezza del vasto patrimonio artistico e culturale messo a rischio dal sisma; 3.846 gli interventi volti al recupero di beni mobili come dipinti, statue, campane, arredi sacri e materiale di interesse archivistico e bibliotecario tratti in salvo dai 100 teatri storici, i 400 musei, le 315 biblioteche e le oltre mille tra chiese, abbazie, santuari, rocche e castelli diffusi nelle città e nei borghi di tutto il territorio coinvolto dal terremoto. Fra queste ultime merita una menzione speciale la costruzione del primo elemento del sistema di contrasto al ribaltamento della facciata della Basilica di San Benedetto a Norcia, pesantemente danneggiata a seguito del sisma del 30 ottobre.Il presidio, realizzato in poco più di 45 giorni e varato il 22 dicembre, consisteva in una struttura reticolare in tubo-giunto realizzata con 6 km di tubi di acciaio e circa 4.000 giunti, un terzo dei quali resistenti a trazione con un peso complessivo di 26.500 tonnellate. Per il varo, che ne ha comportato il sollevamento, lo spostamento, l’avvicinamento e la posa a terra, è stata utilizzata una autogru e la presenza di 20 operatori che ne curarono, con un sistema di funi, i piccoli spostamenti.

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