Il farista, l’eroica sentinella dei mari

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Nel buio della notte, ad occuparsi della luce-guida per i marinai, vi è una figura tra le più mitiche ed affascinanti: il guardiano del faro. Un uomo che vive sospeso tra terra e cielo, e tra terra e mare; al confine di ogni elemento, sul punto in cui pericolo e salvezza si intrecciano. I primi guardiani erano schiavi, incaricati di accendere fuochi sulle alture dei litorali per segnalare i pericoli. A partire dal Medioevo la loro funzione venne assunta dai monaci, che sentivano il sacro dovere di prestare aiuto agli audaci in mare.

Dal XIX secolo, con la diffusione di torri di segnalamento, quello della “sentinella del mare” divenne un incarico sempre più importante. Il mestiere venne destinato al personale civile, che vivendo direttamente all’interno della struttura, si occupava sia della gestione del segnale luminoso sia della manutenzione del faro. La vita del guardiano era totalmente dedita al suo lavoro, influenzando quella dell’intera famiglia. Essi erano infatti spesso costretti all’eremitaggio, in zone isolate e obbligati all’autosufficienza, producendo i propri viveri in loco, lavorando il pane, gestendo orti e allevando animali. Le donne avevano un ruolo fondamentale in questo, e si occupavano inoltre dell’insegnamento dei figli. I progressi tecnologici portarono alla rivoluzionaria elettrificazione delle lanterne nel XX secolo. Ciò comportò la loro automazione, rendendo obsoleta la figura del guardiano. L’essenzialità del suo storico ruolo viene ricordata ogni anno il 13 settembre, in occasione di San Venerio, patrono del Golfo della Spezia e protettore dei fanalisti. Venerio, monaco benedettino vissuto nel VI secolo, dedicò la sua vita ad accendere fuochi sulla sommità dell’isola del Tino, evitando naufragi.

La sua ritualità venne sostituita nel 1839 con la costruzione del faro sulla medesima vetta dell’isola, a lui dedicato. Oggi la speranza è quella di dar nuova vita a questa eccellenza, come all’intero patrimonio dei fari, ormai in stato di abbandono.

Uno dei più innovativi tentativi è quello portato avanti con il progetto “Lighthouse LivingLab – Il Tino” delle systemic designers Giada Mattias ed Elisabetta Migoni, che si affianca agli impegni dell’Associazione Amici del Tino con la Marina Militare. Il loro obiettivo è di creare un centro di sperimentazione didattico-comunitario-imprenditoriale, atto alla valorizzazione del faro del Tino e del territorio spezzino, attraverso il rivoluzionario approccio sistemico

Giada Mattias, 25 anni, dopo essersi laureata in Product Design al Politecnico di Torino e aver indagato il mondo del Graphic Design all’Elisava di Barcellona, ha ampliato le sue visioni con la magistrale di Systemic Design, facendo dell’olismo un nuovo cardine della propria vocazione.
Contatti:
giadamattias@live.it –
https://www.linkedin.com/in/giada-mattias-425368193/

M. Elisabetta Migoni, 27 anni, dopo aver terminato la triennale in Scienze dell’Architettura all’Università di Cagliari, dalla Sardegna si è trasferita a Torino per studiare Design Sistemico al Politecnico, corso incentrato sull’economia circolare che permette di acquisire un approccio sostenibile ai processi produttivi e alla vita.
Contatti:
eli.migo@gmail.com – https://www.linkedin.com/in/maria-elisabetta-migoni-023110212/

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