cronaca

Le parole del Papa affinché non si spengano i riflettori sulla guerra in Ucraina

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“Per favore, non dimentichiamo il popolo martoriato dell’Ucraina in guerra. Non abituiamoci a vivere come se la guerra fosse una cosa lontana”. Appare come un fiume in piena Francesco, che non riesce a darsi pace. Bergoglio si è spinto oltre la soglia della diplomazia, perché dinanzi a tanto orrore ogni protocollo cessa di esistere. La banalità del male si identifica nell’indifferenza della politica, che ha svenduto la sua vocazione sociale per il potere. Nella storia della Chiesa, tutti i pontefici hanno agito tramite canali riservati, cercando di ristabilire l’equilibrio attraverso il potere. Questa formula vincente nel passato non trova riscontri positivi nel presente, tempo in cui lo stesso Papa rischia di essere bollato come “pacifista”. Infatti, gli attacchi di Francesco alla Nato sono stati duri e precisi, ma si sono scontrati con la censura della stampa italiana. Francesco è a tutti gli effetti un capo di stato, e in quanto tale ha il dovere morale di dire la sua, senza alcun tipo di pressione. La guerra semina terrore e disperazione; proprio per questo, il continuo invio di armi all’Ucraina risulta un martirio non richiesto. Il tempo passa e ogni giorno riflette un abisso di disumanità gratuita, come evidenziato da Francesco: “È sempre vivo nel mio cuore il pensiero per la popolazione ucraina, afflitta dalla guerra. Il tempo che passa non raffreddi il nostro dolore e la nostra preoccupazione per quella gente martoriata”. Il rischio concreto di un disinteresse generale è molto alto, perché dopo le immagini e i racconti struggenti la frenetica quotidianità torna a prendere il sopravvento.

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