Povere Creature! – Yorgos Lanthimos e la libertà di diventare se stessi
GIORGIA FIDATO
Povere Creature! non è un film: è un esperimento riuscito, una creatura viva che respira cinema, filosofia e provocazione. Yorgos Lanthimos prende un’eroina impossibile e la lancia in un mondo che pretende di definirla, possederla, educarla. E lei, Bella Baxter, fa la cosa più sovversiva di tutte: cresce. A modo suo.
Emma Stone firma una delle interpretazioni più radicali e luminose del cinema recente. Il suo corpo è linguaggio puro: goffo, istintivo, animalesco all’inizio, sempre più consapevole man mano che Bella scopre il piacere, il sapere, il desiderio e soprattutto il potere di scegliere. Non c’è compiacimento, non c’è vittimismo. C’è trasformazione. Ed è magnetica.
Visivamente, Lanthimos costruisce un mondo che sembra uscito da un sogno steampunk e da un incubo vittoriano: scenografie teatrali, colori irreali, prospettive deformate. Tutto è artificiale, e proprio per questo profondamente vero. Il film non cerca il realismo: cerca la verità emotiva. E la trova nel paradosso, nell’eccesso, nella messa in discussione continua delle regole sociali, sessuali e morali.
Povere Creature! parla di emancipazione femminile senza mai usare lo slogan. È una riflessione feroce sul controllo, sul patriarcato travestito da protezione, sull’educazione come addomesticamento. Ma è anche un film ironico, disturbante, a tratti tenero. Lanthimos non giudica: osserva. E lascia che siamo noi a sentirci messi a nudo.

