Artico, terra contesa tra le Super Potenze
MARIA TERESA ACCARDO
L’Artico contiene importanti riserve di petrolio, gas naturale e minerali. L’accesso a queste risorse diventa più facile man mano che i ghiacci si ritirano, rendendo la regione obiettivo di conquista per le super potenze (Russia, Stati Uniti e Cina) che hanno aumentato la loro presenza militare per proteggere interessi strategici e affermare la sovranità sulle acque e le risorse della terra più fredda del globo.
Lo scioglimento di ghiacciai millenari, che stravolge la stabilità già precaria del pianeta, contribuisce all’innalzamento del livello del mare con impatti che coinvolgono l’intero globo terrestre ed è causa di gravi implicazioni per gli ecosistemi locali, minacciando specie uniche e l’equilibrio ambientale.
Questa metamorfosi epocale, dal punto di vista commerciale, ha aperto nuove rotte di pesca, aumentando la competizione per le risorse ittiche. Queste vie riducono significativamente i tempi di navigazione tra Europa, Asia e Nord America.
L’accesso alle nuove rotte strategiche crea tensioni geopolitiche tra le nazioni artiche (Canada, Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia, Russia, Alaska e Svezia) e le potenze globali, che seguitano ad investire in infrastrutture portuali e militari.
Nonostante le tensioni, ci sono sforzi per promuovere la cooperazione tra le nazioni artiche attraverso trattati e organizzazioni, come il Consiglio Artico. Con l’elezione di Trump alla Casa Bianca, che ha subito manifestato uno specifico interesse per la Groenlandia, al punto di volerla annettere agli Stati Uniti d’America, le contestazioni non si sono fatte attendere. La maggior parte delle popolazioni dell’estremo nord, non accetta l’idea di essere annessa agli USA, consci di avere un’identità culturale da preservare, molto distante da quella americana.

