Pronatalismo e modificazione genetica
MARIA TERESA ACCARDO
Il pronatalismo è una filosofia che incoraggia la procreazione e il sostegno alla natalità, sostenendo l’idea che avere figli sia positivo per la società. E questa non è una novità. Le ansie per un calo della cittadinanza risalgono a tempi lontani. Oggi, sono diversi i Paesi che hanno adottato misure incentivanti la procreazione. In Polonia e Corea del Sud, i bonus in denaro per i neonati sono un modo per sostenere le famiglie e incoraggiare la nascita di nuovi bambini. La Russia, riprendendo il premio “Madre Eroina”, celebra le donne che hanno avuto almeno 10 figli in 10 anni, mentre la Cina ha fatto un cambiamento radicale dalla sua politica del “figlio unico” a misure più aggressive per promuovere la natalità, come il monitoraggio dei cicli mestruali e la repressione delle vasectomie.
Per il pronatalismo, avere molti figli non è una scelta individuale, ma un imperativo sociale: tassi di natalità più elevati sono necessari per mantenere i livelli della popolazione, sostenere la crescita economica e preservare le identità culturali e nazionali.
Oggi il pronatalismo è in auge tra alcune élite della Silicon Valley, dove si tende ad usare un approccio iper razionale basato sui dati per guidare tutto, ricorrendo anche alla selezione genetica. Elon Musk, padre di 14 figli, è uno dei principali sostenitori del movimento pronatalista. “Il crollo della popolazione, dovuto ai bassi tassi di natalità, è un rischio molto più grande del riscaldamento globale”, ha postato Musk.
Il pronatalismo è inestricabilmente legato al nazionalismo, insieme a razza, classe ed etnia, terreno fertile per radicare teorie xenofobe. Il nazionalismo sfocia nel nazionalismo etnico e considera la natalità come un mezzo per preservare e rafforzare l’identità nazionale, creando divisioni tra gruppi percepiti come “autentici” e “stranieri”.
Il nuovo pronatalismo riguarda la riproduzione di un certo tipo di persona, intervenendo sul DNA per creare “figli perfetti”. Si riducono le disabilità e si ottimizza l’intelligenza ma scompare l’unicità dell’essere umano, con i suoi pregi e difetti. Nella visione pronatalista, il bambino è meno di un individuo, senza desideri e dignità, ma un denso fascio di futuro. Il nascituro viene declassato a un punto dati.
Oggi la tecnologia offre opportunità straordinarie, ma è necessario affrontare le questioni etiche e sociali legate all’intervento genetico nella procreazione, sottolineando l’importanza di un approccio inclusivo e rispettoso verso la diversità.


