Senza lavoro non c’è dignità: l’insegnamento di Papa Francesco
Nel cuore del magistero sociale di Papa Francesco c’è stata una visione profonda e profetica del lavoro. Non si tratta solo di un tema economico o occupazionale, ma di una vera e propria questione antropologica e spirituale. Il lavoro, per il Santo Padre, ha rappresentato il luogo in cui la persona umana esprime sé stessa, partecipa all’opera creatrice di Dio, costruisce relazioni, contribuisce al bene comune. È, quindi, un diritto e un dovere che tocca la dignità più profonda dell’uomo. Sin dalle prime battute del suo pontificato, Francesco ha denunciato con forza le distorsioni di un’economia che uccide, che esclude, che considera le persone scarti. Il lavoro precario, il lavoro nero, lo sfruttamento, la disoccupazione giovanile, la discriminazione verso le donne o i migranti sono ferite aperte che il Papa non ha mai smesso di portare all’attenzione della Chiesa e del mondo. A più riprese ha ribadito: “Non esiste una buona economia senza un buon lavoro”, affermando che il mercato non può essere l’unico criterio che decide chi lavora e chi no.
Il lascito di Papa Francesco, in questo ambito, è duplice. Da una parte c’è la denuncia evangelica delle ingiustizie che colpiscono i lavoratori, soprattutto i più vulnerabili. Dall’altra c’è la proposta di un nuovo modello di sviluppo, fondato sull’inclusione, la giustizia sociale e la cura della casa comune. Ne è testimonianza concreta l’esperienza dei Movimenti Popolari, ai quali Francesco ha riconosciuto il ruolo di “seminatori di cambiamento”, promotori di un’economia che parte dal basso, dai bisogni reali delle persone. Il Santo Padre quindi ci consegna l’eredità una Chiesa attenta al mondo del lavoro non come osservatrice distante, ma come madre che condivide la fatica, che accompagna le lotte, che genera speranza. Una Chiesa che non si accontenta di benedire il lavoro, ma si schiera con chi ne è escluso. In un tempo segnato da crisi ambientali, transizioni digitali e crescenti disuguaglianze, questo lascito rappresenta una bussola sicura. Perché, come ha ricordato spesso il Papa, “il lavoro è la forma più alta di partecipazione alla vita sociale”. Ed è lì, nel lavoro degno e giusto per tutti, che si gioca una parte fondamentale della nostra vocazione cristiana, la quale deve risplendere anche in occasione della Giornata internazionale dei lavoratori che stiamo vivendo.

