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Redditi, l’allarme dell’Upb: “I benefici della nuova Irpef erosi dal fiscal drag – La beffa è stata evidenziata in un rapporto dell’Ufficio parlamentare di bilancio

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L’aumento dei contributi da versare è legato a un fenomeno che si verifica in presenza di inflazione e tassazione progressiva

occia fredda per i lavoratori. Il governo Meloni puntava ad alleggerire il peso delle tasse con l’ultima legge di bilancio. Ma la realtà è più complicata rispetto ai buoni propositi. L’accorpamento delle aliquote Irpef previsto dalla manovra – sono diventate tre – e la stabilizzazione del taglio del cuneo hanno aumentato i contributi da versare al fisco.

La beffa è stata evidenziata nell’ultimo rapporto annuale sulla politica di bilancio, redatto dall’Upb, l’Ufficio parlamentare di bilancio, organismo indipendente che analizza le previsioni macroeconomiche e di finanza pubblica del governo. L’aumento dei contributi da pagare è legato all’effetto del drenaggio fiscale, un termine noto agli addetti ai lavori ma che ha ricadute concrete nelle tasche dei cittadini.    

Che cos’è il drenaggio fiscale 

In poche parole il drenaggio fiscale è un fenomeno che si verifica in presenza di inflazione e tassazione progressiva. L’inflazione, cioè l’aumento dei prezzi, comporta un incremento del reddito nominale, quello che guadagniamo senza prendere in considerazione i fattori che influenzano il potere d’acquisto. L’aumento però non viene pienamente compensato dall’incremento del reddito reale, la somma che certifica il potere d’acquisto di una persona prendendo in considerazione fattori come l’inflazione. Questo perché le imposte sul reddito crescono con l’aumento del reddito nominale, spostando i contribuenti verso scaglioni di tassazione più elevati.

Il drenaggio fiscale quindi è una sorta di aumento “mascherato” della pressione fiscale: le tasse crescono a causa dell’inflazione anche se non c’è un incremento delle aliquote. La stabilizzazione del taglio del cuneo e l’accorpamento delle aliquote Irpef quindi “se, da un lato, danno maggiore stabilità al sistema, dall’altro, aumentano la sensibilità dell’imposta personale sul reddito all’inflazione soprattutto per i lavoratori dipendenti”, ha sottolineato l’Upb nel suo rapporto. 

La nuova struttura dell’Irpef disegnata dal governo Meloni, essendo più progressiva, produce un maggiore drenaggio fiscale. “In un contesto in cui la dinamica retributiva è già risultata insufficiente a compensare l’inflazione, l’intensificazione del prelievo fiscale derivante dall’interazione tra quest’ultima e la progressività dell’imposta rischia di erodere in misura considerevole gli incrementi nominali delle retribuzioni, con potenziali ricadute negative sui consumi e sulla domanda interna”, sottolinea l’organismo indipendente.


Redditi, l’allarme dell’Upb: “I benefici della nuova Irpef erosi dal fiscal drag”
https://www.today.it/economia/cuneo-fiscale-chi-paga-piu-tasse-relazione-upb.html
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