INTERVISTA ALLA PROF.SSA VINCENZA PALMIERI
Ambasciatrice dei Diritti Umani e dei Bambini nel mondo
La Prof.ssa Vincenza Palmieri è Ambasciatrice dei Diritti Umani nel Mondo, Contessa di Limira, fondatrice della Pedagogia Familiare.
Due Lauree, annovera molteplici Consulenze Istituzionali in ambito Nazionale ed Internazionale, attività e titoli Accademici.
È stata docente di numerosi corsi presso la facoltà di Lettere e Filosofia presso l’Università di Basilicata e presso l’ex SSISS della medesima Università. Oggi ha un contratto a T.P. presso Master e Corsi Valore PA del Dipartimento di Economia e Diritto dell’Università La Sapienza di Roma.
Ha scritto 13 Libri e ha strutturato il Programma Internazionale Multidisciplinare “Vivere senza Psicofarmaci”. Ha istituito il Centro Nazionale per la Didattica Efficace®, diffondendo il Diritto all’Apprendimento come prassi metodologica. È membro del Comitato Nazionale Sport contro droga del CONI. Estrema sostenitrice dei Diritti Umani e Civili, è stata insignita di numerosi riconoscimenti.
Relatore di centinaia di Convegni anche presso le più prestigiose Sedi Istituzionali. Dalla sua ampia attività di Ricerca Scientifica hanno preso origine i percorsi di Alta Formazione, Master e Corsi Intensivi dell’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare.
È spesso ospite di trasmissioni radio/TV di approfondimento sul tema dell’allontanamento dei Minori, del disagio giovanile, della Didattica Efficace, dell’abuso diagnostico, della Famiglia e dei Diritti Umani.
- Prof.ssa Palmieri, in Italia abbiamo un gran numero di Case per Minori, a orientamento psichiatrico. Lei le chiama “Manicomi dei bambini”: come mai?
Perché di fatto lo sono. Luoghi non rispettosi dei Diritti di questi Bambini in cui vengono attuate prassi, dopo la Legge Basaglia, assolutamente inconcepibili. Parliamo di Bambini chiusi in stanze con le sbarre alle finestre, Bambini e Adolescenti che sono stati allontanati dalle proprie Famiglie e non possono difendersi. Sedati e “trattati” con psicofarmaci somministrati sia in via ufficiale che “al bisogno” – spesso pratica non controllabile ed abusata – perché non siano in grado di protestare. Nella mia attività professionale sono stata depositaria di migliaia di queste storie.
È Fondatrice della Pedagogia Familiare, l’unica professione che ha come Manifesto la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e la Convenzione Internazionale dei Diritti dell’Infanzia. Perché è così importante sottolineare questo aspetto?
Perché l’applicazione pratica dei Diritti Umani e dei Bambini non è solo il fine ultimo di tale scienza, ma ne rappresenta il senso profondo, ancor prima di ogni altra significanza. È fondamentale perché i Diritti Umani sono ciò che unisce e garantisce ogni Bambino, Donna, Uomo a livello planetario.
La figura del Pedagogista Familiare è stata riconosciuta dal MISE come professione autonoma. Cosa significa?
Che la Pedagogia Familiare non è una branca della Pedagogia ma è una Scienza e una Disciplina non sovrapponibile ad altre. Per questo oggi in Italia ci sono centinaia di Pedagogisti Familiari che, dopo essere stati formati, sono attivi nella società e nei luoghi di lavoro.
- Lei è autrice del “Manuale di Pedagogia Familiare” (Armando Editori), uno strumento scientifico che forma i professionisti della Pedagogia Familiare nell’ottica di “aiutare le Famiglie a Casa loro”. Perché è stato definito “un libro necessario”?
L’obiettivo con cui è nato era quello di scrivere un Manuale che non fosse diretto solo agli addetti ai lavori ma anche a quanti sono sensibili rispetto alle tematiche familiari. Questo volume arriva dopo 40 anni di analisi della Storia Sociale e Familiare del nostro Paese. “Aiutare le Famiglie a Casa loro”, a fronte delle soluzioni che quotidianamente attuano la disgregazione delle Famiglie, non può che essere la strada ottimale, sia dal punto di vista della prassi teorico-pratica che da quello di un urgente intervento legislativo.
- Il suo Istituto, l’INPEF, propone percorsi di Alta Formazione.
Assolutamente. Perché, quando si propone una prassi rivoluzionaria – nel suo essere aderente ai Principi Costituzionali e Umani – si deve rivedere in quella chiave la Formazione. Ecco perché ho strutturato percorsi realmente aderenti all’evoluzione sociale, che non prevedano il ricorso a interventi autoritativi. La soddisfazione più grande è vedere l’ottimo sbocco professionale che trovano i nostri studenti, perché questo non produce solo un cambiamento significativo nella loro vita ma anche nella Società intera.
- I contributi e le storie di vita raccontati nei suoi libri rendono evidente quanto nessuna difficoltà debba essere condannata a diventare una malattia. Perché in Italia abbiamo, invece, questo approccio medicalizzato alla difficoltà?
Per due motivi. Innanzitutto, perché è più semplice ridurre tutto a una diagnosi, a una etichetta massificata, invece che lavorare sulla specificità del singolo ragazzo con ascolto, dialogo, creatività. E poi perché è anche più conveniente; perché produce un enorme business per quella Filiera che lucra sulla crescita dei nostri ragazzi.
- Lei ha istituito il Programma Internazionale “Vivere senza Psicofarmaci”. Perché era così necessario? E con quei risultati?
Il Programma “Vivere senza Psicofarmaci” nasce più di 40 anni fa, attraverso l’esperienza con Franco Basaglia con cui vedevo gli esiti devastanti delle pratiche psico-farmacologiche sulle persone. Ma ho anche sperimentato come la riabilitazione e l’inclusione potessero far tornare “belli” quegli esseri distrutti dagli abusi. Abbiamo aiutato, con questo Programma, centinaia di migliaia persone nelle esatte condizioni a poter tornare a vivere la propria vita.
- In conclusione, prof.ssa, sono 40 anni che lavora contro gli abusi istituzionali, contro la Filiera Psichiatrica, per aiutare le Famiglie a casa loro, per sostenere una Didattica e una Formazione efficaci: è soddisfatta? E quanto c’è ancora da fare?
C’è sempre da fare. Perché siamo immersi in un mare di persone. Questa domanda tocca un punto molto personale: io voglio esserci. Quando qualcuno è in difficoltà, quando una Famiglia è vittima di una ingiustizia, quando un sorriso si spegne dietro una patina di Psicofarmaci… io vorrei esserci sempre. Esserci, per me, non è solo “un valore”: è “il Valore”.

