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Terremoto Afghanistan, il dramma delle donne bloccate in casa: “Nessuno le può toccare e portare in ospedale”

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È salito a oltre 1400 morti il bilancio del terremoto che ha colpito duramente la provincia orientale di Kunar, in Afghanistan. Più di 3mila i feriti, riferiscono le autorità talebane.

In questo scenario di distruzione ed emergenza, sono le donne, ancora una volta, a pagare le conseguenze di una società che impedisce loro di muoversi liberamente per le strade, studiare, lavorare, vivere delle vite normali.

Come ha spiegato a Fanpage.it Luca Lo Presti, presidente della Fondazione Pangea Onlus, che da più di 20 anni opera nel Paese, molte sono morte perché, anche durante le scosse, si trovavano chiuse in casa.

“Le case sono crollate mentre le donne erano all’interno, case da dove non si possono muovere. E, come ci riferiscono i colleghi afghani che sono lì, nessuno sta portando in ospedale quelle che non sono morte perché le donne da sole non possono essere toccate, nessuno ci può parlare, non possono essere curate“, ci spiega il presidente.

“Quelle che sono arrivate in ospedale perché accompagnate, magari anche solo da un figlio maschio, non vengono curate perché non ci sono dottoresse donne. È un disastro”, aggiunge ancora Lo Presti.

La Fondazione sta attingendo dal fondo di emergenza e sta cercando di raccogliere ulteriori aiuti per portare personale sanitario sul posto, femminile e maschile, e attivare degli ambulatori specifici per le donne, oltre che portare cibo, vestiti e altri generi di conforto.

“Non ci sono operatori che portino le donne in ospedale perché se è morto il marito o il figlio maschio e sono rimaste senza nessuno, se l’uomo è disperso e la donna è ferita, la lasciano lì perché nessuno può caricarla e portarla via, se non c’è personale sanitario medico e paramedico femminile”, precisa il presidente.

ANPAGE.IT

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