Relitto israeliano vicino Lampedusa, Crosetto: “Missile? No, pezzo di satellite”. Intanto arrivano gli sminatori
Nelle acque dell’arcipelago delle Pelagie sta per arrivare il nucleo Sminamento difesa anti mezzi insidiosi (Sdai) della Marina militare, incaricato di effettuare le verifiche tecniche sul relitto metallico cilindrico avvistato lo scorso sabato. Il corpo specializzato, solitamente impegnato nella difesa delle opere portuali e nella bonifica di ordigni esplosivi in acque nazionali, prenderà in carico l’oggetto che ha fatto discutere non poco.
Il mistero ha avuto inizio sabato 6 settembre, quando il motopeschereccio Andrea Doria ha rinvenuto tra le isole di Lampedusa e Lampione un oggetto metallico lungo circa 5 metri e dal diametro di un metro e mezzo. Dai primi controlli, la Guardia Costiera ha escluso la presenza di materiali esplosivi o radioattivi. L’oggetto presentava scritte in ebraico e il logo della Minhalat HaHalal, la Space Administration israeliana, un ente del Ministero della Difesa di Israele che si occupa di missili balistici e satelliti. La provenienza era chiara sin da subito, alimentando ipotesi su un possibile reperto militare o un frammento del satellite israeliano Ofek 19.

