In Italia la povertà educativa è in aumento: un ragazzo su sette senza futuro
Calabria e Campania risultano tra le regioni europee con la più alta incidenza di povertà educativa. È quanto emerge da uno studio realizzato da The European House – Ambrosetti (Teha) insieme alla Fondazione CRT e all’ex ministra dell’Università Maria Chiara Carrozza, presentato domenica nell’ultima giornata del Forum di Cernobbio.n.
Il quadro delineato dalla ricerca è allarmante: oltre 1,3 milioni di giovani sono stati privati della possibilità di apprendere e quindi di costruirsi una carriera professionale. Un numero che, negli ultimi dieci anni, è quasi raddoppiato (+47%).
La carenza di risorse rappresenta la principale causa della povertà educativa, ma incidono anche altri fattori: dispersione scolastica, divari territoriali, accesso diseguale al digitale e mancanza di competenze.
L’alta percentuale di giovani a rischio colloca l’Italia al settimo posto in Europa. Le conseguenze economiche, secondo lo studio, sono pesanti: 3,2 milioni di posti di lavoro mai creati, con un impatto sul Pil stimato in 170 miliardi di euro.
Italia tra i Paesi con il più alto tasso di Neet
I cosiddetti Neet – giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano, non studiano e non seguono percorsi formativi – rappresentano circa il 15,2% della popolazione, a fronte di una media europea dell’11%. Anche questo dato colloca l’Italia agli ultimi posti in Europa.
Il fenomeno riguarda soprattutto le donne (69%) e il Mezzogiorno (46%). Calabria e Campania sono le regioni con la più alta incidenza di Neet a livello europeo, e il divario Nord-Sud risulta il più ampio tra tutti i Paesi dell’Unione.
Il raffronto internazionale non offre un quadro più rassicurante. L’Italia si colloca all’ottavo posto in Europa per dispersione scolastica (9,8%), con oltre 400 mila giovani che hanno abbandonato gli studi prima del diploma.
Sul fronte del lavoro, la situazione non è migliore: l’Italia è infatti l’unico Paese Ocse dove i salari medi sono diminuiti negli ultimi vent’anni. Un dato che spinge molti giovani a emigrare, alimentando la cosiddetta “fuga dei cervelli”.
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