Viminale condannato al risarcimento dei familiari del Vigile del Fuoco morto durante un salvataggio
Un Vigile del Fuoco muore durante un intervento di salvataggio in provincia di Arezzo: il Ministero dell’Interno è stato ritenuto responsabile per l’utilizzo di un mezzo non adeguatamente controllato, con conseguente condanna al risarcimento dei familiari (Corte di Cassazione, III civile, ordinanza 24 dicembre 2025, n. 33974).
I fatti
A seguito dell’uscita di strada di un autoarticolato, il conducente, era finito al di sotto del livello stradale, sul greto del torrente (in provincia di Arezzo), subendo un trauma alla colonna vertebrale, sicché il caposquadra dei Vigili del Fuoco, aveva deciso di recuperarlo mediante l’uso di una barella di tipo toboga, servendosi di una autogrù. Era quindi stato calato nel vuoto il vigile M.S., con il compito di portare con sé una barella, imbracare il ferito e proteggerlo nella risalita, ma il cavo dell’autogrù, cui lo stesso era agganciato, si era spezzato ed il bozzello che lo sovrastava lo aveva raggiunto, colpendolo violentemente sulla testa e causandone la morte immediata.
Il Tribunale dichiarò la responsabilità del Ministero, quale datore di lavoro in ordine all’infortunio mortale occorsogli, per avere messo a disposizione del proprio dipendente un mezzo intrinsecamente pericoloso, omettendo di compiere i doverosi e indispensabili controlli sul medesimo mezzo, condannandolo a corrispondere a titolo di risarcimento del danno da perdita del vincolo parentale, la somma di Euro 92.789,69, e a titolo di risarcimento del danno da perdita del vincolo parentale, biologico e patrimoniale, la somma di Euro 208.307,00, oltre accessori e spese di lite.

