Cachessia tumorale, uno studio italiano svela il suo meccanismo molecolare
La Cachessia neoplastica è una sintomatologia complessa metabolica estremamente grave, contrassegnata da una progressiva perdita di peso, diminuzione di massa muscolare, affaticamento, anoressia e modificazioni metaboliche, a cui non si pone rimedio con terapie di nutrizione convenzionale.
Colpisce più del 70-80% dei pazienti oncologici in stato metastatico avanzato ed è la causa di oltre il 30% dei decessi associati ai tumori. Fondamentalmente è causata da citochine infiammatorie(proteine che regolano la comunicazione tra le cellule immunitarie) rilasciate dal cancro, portando ad un bilancio energetico negativo e danneggiando le risposte ai trattamenti chemioterapici. I suoi meccanismi molecolari, che sono alla base della sua azione, sono rimasti per molto tempo difficili da individuare, costituendo sempre un limite per lo sviluppo di terapie efficaci.
A dare una svolta a questo enigma ci ha pensato un gruppo di ricercatori dell’Università di Torino e dell’Università del Piemonte Orientale che ha individuato in una disfunzione dei mitocondri, sedi primarie energetiche delle cellule, il meccanismo molecolare che genera la cachessia tumorale. Lo studio dal titolo “Impaired cAMP–PKA–CREB1 signalling drives mitochondrial dysfunction in skeletal muscle during cancer cachexia”, pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Metabolism è stato svolto presso il Molecular Biotechnology Center (MBC) e il Dipartimento di Biotecnologie e Scienze della Salute (DBMSS) dell’Università di Torino, in stretta collaborazione con il Dipartimento di Medicina Traslazionale (DiMeT) dell’Università del Piemonte Orientale e finanziato principalmente da Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro, nonché dal programma PNRR – Age-It “Ageing Well in an Ageing Society”. Il lavoro sperimentale ha interessato un folto gruppo polifunzionale coordinato da Andrea Graziani , Professore Ordinario di Biochimica dell’Università di Torino, e diretto da due primi nomi che corrispondono a Elia Angelino, ricercatore dell’Università del Piemonte Orientale, e da Lorenza Bodo, dottoranda dell’Università di Torino, insieme a ricercatori e ricercatrici delle Università di Torino, del Piemonte Orientale, di Milano, dell’Ospedale San Raffaele, e dell’Università di Padova dove è presente un’importante banca dati di tessuti di pazienti, oltre alla fondamentale collaborazione di Vittorio Sartorelli del National Institutes of Health (NIH, USA).


