Entra in vigore la tassa europea sulla CO2 alle frontiere: cosa comporta e chi la pagherà
Entra in vigore dal 1 gennaio il Meccanismo di adeguamento della CO2 alle frontiere esterne dell’Ue: un sistema ideato per tutelare le imprese europee e migliorare gli standard climatici
Le importazioni di acciaio, alluminio, cemento e altri materiali nell’Unione europea saranno sottoposte a un’imposta ad hoc sulle emissioni di gas climalteranti, a partire dal 1 gennaio. Con il nuovo anno sarà applicato infatti il Meccanismo di aggiustamento della CO2 alle frontiere esterne dell’Unione europea, una misura volta a tutelare i produttori del Vecchio Continente, di fronte a quella che viene considerata una concorrenza sleale da parte delle imprese di Paesi terzi.
Concretamente, in Europa le aziende devono rispettare determinati standard ambientali e climatici, volti proprio a limitare le emissioni di CO2. Il che comporta anche una serie di costi che industrie concorrenti, altrove nel mondo, non devono sopportare. Di qui la questione di una concorrenza impari, che il Carbon Border Adjustment Mechanism (Cbam) punta a riequilibrare.
Il rischio, però, è che possano aprirsi ora delle controversie con le nazioni le cui imprese saranno colpite. Concretamente, la tassa verrà imposta alle dogane, e i prezzi verranno allineati a quelli delle produzioni europee. Un prelievo che viene applicato nel momento in cui, a livello internazionale, i rapporti commerciali sono già particolarmente tesi, dopo i dazi imposti dagli Stati Uniti a numerosi Paesi di tutto il mondo.
Gli Stati Uniti hanno esercitato pressioni su Bruxelles affinché si facesse un passo indietro sul Cbam, durante una visita ufficiale del segretario all’Energia statunitense Chris Wright a ottobre. La normativa, secondo Washington, creerà ostacoli commerciali tra i partner transatlantici. All’inizio di quest’anno, gli Stati Uniti hanno triplicato i dazi sui prodotti dell’Ue e portato al 50 per cento quelli su acciaio e alluminio.
Anche Cina, India, Russia e Sudafrica si sono opposti al Meccanismo europeo, affermando che equivale a una forma di protezionismo, mentre alcuni Paesi hanno sollevato dubbi sulla compatibilità della normativa con le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio.

