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Urbanistica, paesaggio, edilizia, energia,architettura, turismo: l’anno della svolta?I temi più profondi e nobili per l’uomo aitavoli della politica di governo.

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Le generazioni future meritano un’altra chance e tutto il nostro impegno (e gli Architetti saranno tra i protagonisti).

L’Italia sta attraversando, si potrebbe dire, a distanza di oltre un cinquantennio, un (altro) delicatissimo periodo storico, nel quale è chiamata ad esercitare una vera e propria difesa legislativa – in un certo senso, anche contro sé stessa a causa di una sua (im)propria stratificazione normativa – tesa a dover garantire, nell’ampia cornice comunitaria europea, la prosecuzione sostenibile della storia dell’uomo e delle sue città.

I temi formalmente intavolati sono molteplici: la disciplina afferente al governo del territorio, ossia il mondo dell’urbanistica (nelle sue leggendarie sfaccettature decisorie concorrenziali Stato-Regioni), l’edilizia e l’energia (entrambe sottoposte, sia in termini politici che tecnici, alla progressiva schiacciante pressione europeista in vista dei prefissati obiettivi a medio-lungo termine), la rigenerazione urbana (nodo ultracruciale, critico e sempre più criticato sui territori della nostra repubblica), l’architettura, nella sua originaria accezione ancestrale e declinazione letteraria, lessicale, culturale; e poi, il turismo, residuale, sempre più impugnato e a tratti incompreso: un figlio che tutti desiderano ed elogiano ma che in pochi riconoscono.

In questo en plein air, fa da sfondo all’affresco la città di Roma: unica realtà di convergenza prospettica che si presenterà al mondo contemporaneo con nuove dotazioni giuridiche programmate per conferire tutta quella necessaria autonomia propria di una Capitale della nazione.

Le complessità multiscala del percorso approvativo sono evidenti. Si tratta infatti di conseguire scelte di governo che possano far definitivamente deporre gli strumenti, le visioni, i bisogni e, in parte, anche i metodi imposti nell’era moderna e riformista post-moderna, favorendo l’espressione dell’era sociale – in tutte le sue logiche e dinamiche di transizione – attraverso indirizzi e modelli conformi al mondo contemporaneo: un passaggio, in parte, già vissuto e collaudato con i processi migratori dall’analogico al digitale (forse anche tra la lira e l’euro), che impiegherà almeno un quarto di secolo per consolidarsi nella società civile e concatenarsi tra gli altri fondamentali processi, finalizzati a validare l’attuazione di “riforma” sull’intero territorio.   

D’altronde, le statistiche quotidiane parlano chiaro, moriamo sempre di più, nasciamo sempre di meno: a fronte di oltre 600 mila morti annuali si registrano poco più di 350 mila nascite e, con un saldo naturale negativo (crescita inferiore allo 0%, scrive l’ISTAT), a meno di un’improvvisa e auspicabile spinta istantanea, occorrerà ineluttabilmente trasformare le nostre città – non espanderle – abbandonando una volta per tutte i concetti di standard legati alla quantità e favorendo l’implementazione di parametri (e tecnologie) determinanti la qualità dello spazio per l’uomo, dell’uso e delle sue funzioni. Potrebbe essere la svolta, se traguardata dallo sguardo dei nostri figli.

Un atto di fede, forse, necessario per garantire alla società la possibilità di riscrivere la storia dell’uomo e delle sue città, laddove prospererebbe, invece, come prefigurato dal Mumford, la certezza di edificare soltanto necropoli. 

Dott. Luigi Cacciatore

ARCHITETTO Studio specialistico di urbanistica – architettura | energia | territorio – Tel 06/952.134.99 –  lcarchitetto.it

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