Il Congresso americano riduce quasi a zero i tagli alle agenzie scientifiche voluti da Trump
Tutti noi abbiamo sempre guardato con ammirazione alle istituzioni scientifiche statunitensi. Università e centri di ricerca prestigiosi, poi istituzioni come NASA, NSF (National Science Foundation), DOE (Department of Energy) solo per citarne alcuni. Tutti impegnati in ricerca scientifica di punta nei settori di loro competenza. Tutte queste istituzioni ricevono finanziamenti federali che, ogni anno, entrano a fare parte del budget proposto dal governo per l’anno successivo. Chiunque lavori nel campo scientifico sa che i budget non sono scolpiti nel marmo, possono variare a volte con il segno +, a volte con il segno -, ma quello che è successo all’inizio di maggio del 2025 per scienziati e tecnologi statunitensi è stata una doccia fredda senza precedenti.
Il nuovo Presidente, dopo avere sparigliato tutta l’amministrazione con le follie del programma di ottimizzazione DOGE (che ha fatto danni incalcolabili prima di sparire nel nulla), ha deciso di colpire università e centri di ricerca, identificati come covi di oppositori, proponendo tagli draconiani al budget. Non piccole variazioni, ma vere e proprie picconate in tutti i settori a eccezione della difesa. Il bilancio proposto per tutte le agenzie federali era il più basso di sempre. Poco importa che gli economisti dicessero che una riduzione del finanziamento alla ricerca del 25% avrebbe ridotto del 4% l’anno gli introiti federali.
L’infografica del New York Times costruita per illustrare la proposta di finanziamento per la ricerca USA è illuminante. La National Science Foundation, alla quale si deve la scoperta delle onde gravitazionali, avrebbe dovuto avere il budget ridotto di oltre la metà.

