Gioconda: il suono come memoria all’Altrove Teatro Studio
SARA NAVARRO LALANDA
Sabato 24 e domenica 25 gennaio l’Altrove Teatro Studio di Roma ha ospitato Gioconda, monologo scritto e interpretato da Cristina Aubry, con la regia di Alessia Sambrini. Una storia intima di memoria familiare frantumata si intreccia con un paesaggio sonoro magistrale, curato da Livia Cangialosi: rumori, percussioni e musiche che diventano voce del passato, motore di transizioni narrative e stati d’animo.
Suono come protagonista scenico
In una scena minima – una panchina, luci evocative – il teatro di narrazione si affida al corpo di Aubry per evocare presenze e assenze. Ma è il suono a dare profondità e movimento. Livia Cangialosi, compositrice e musicista dal vivo, trasforma i rumori in memoria.
I suoni di strumenti a percussione evocano treni che arrivano in stazione, brusio della folla oppure colpi secchi per passi frettolosi. Il suono non è solo contestuale, ma parte fondamentale della drammaturgia: in questo monologo permette di cambiare scenario e registro emotivo, creando veri e propri mutamenti di prospettiva. La sincronizzazione tra le artiste è il motore dell’opera, dove suono e parola si fondono in un unico flusso drammatico.
Musica per emozioni e contesti
La tastiera e la chitarra tessono il filo emotivo del racconto. Accordi lenti e malinconici scandiscono la tristezza dell’infanzia spezzata – la madre cacciata, il padre invecchiato – con armonie che echeggiano nel vuoto domestico. Melodie ritmate e luminose irrompono invece nei momenti di gioia, anche ironica: arpeggi vivaci per sprazzi comici e paradossi quotidiani che alleggeriscono il peso del dolore.
La regia di Sambrini usa questi elementi per disegnare spazi mentali: percussioni per descrivere il caos familiare, silenzi interrotti da sottili vibrazioni di strumenti a fiato per l’incontro misterioso al parco. Il suono e la musica diventano contrappunto psicologico, rifugio o disturbo, guidando lo spettatore tra ricordi e consapevolezza, trasformando il monologo in un viaggio multidimensionale.
Narrazione tra ferita e rinascita Gioconda osserva il padre senile, ricomponendo il trauma di un’esistenza segnata da distanze ereditarie. Ironia tagliente e lucidità la rendono tenace, trasformando

