cronaca

Sugli insulti “afghani” di Trump

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Le parole di Donald Trump sul ruolo degli alleati NATO in Afghanistan hanno acceso una polemica tanto rumorosa quanto tardiva. Accuse liquidate come offensive e inaccettabili, in un paese in cui – per vent’anni – si è preferito raccontare una missione che guerra non sarebbe mai stata.

Dobbiamo davvero offenderci per le ennesime baggianate del presidente USA, o dovremmo piuttosto farlo per la stessa improvvisa ipocrita indignazione delle nostre istituzioni? Perché dietro lo sdegno odierno riaffiora una verità scomoda: non dovrebbero essere le stupidaggini odierne a disturbare, ma ciò che non si è mai avuto il coraggio di dire allora.

Nessun governo – di qualsiasi colore politico – ha mai chiamato le missioni con il loro nome: “GUERRA“. Per vent’anni si è preferito mascherare il conflitto dietro formule rassicuranti, evitando di assumersi la responsabilità politica e morale di ciò che stava realmente accadendo sul terreno. Ci siamo nascosti dietro “foglie di fico” lessicali utili a tenere buona l’opinione pubblica: peace keepingpeace enforcingmissione di stabilizzazione. Una semantica anestetizzante, ripetuta con disciplina trasversale, mentre sul terreno si combatteva, si moriva e si uccideva… in silenzio.

Abbiano supinamente assecondato elezioni farsa, celebrate come trionfi democratici, mentre molti dei nostri ragazzi avevano già perso la vita o erano stati feriti o mutilati credendo di combattere – anche – per valori di libertà. Furono consultazioni imposte dall’alto e manipolate secondo i desiderata di Washington. E al tempo…? MUTI!

Questa ennesima rimozione collettiva non è stata un incidente, ma una scelta politica consapevole. Ammettere la guerra avrebbe significato assumersene la responsabilità, spiegare ai cittadini perché dei soldati italiani combattevano e cadevano lontano da casa, affrontare il rischio del dissenso. Molto più comodo raccontare una missione “altra”, quasi neutra, moralmente asettica.

https://www.difesaonline.it/2026/01/26/sugli-insulti-afghani-di-trump/amp

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