Sanità pubblica, la grande malata. Medici in fuga e mancano infermieri: “Il servizio rischia di morire”
Brescia – “Il timore? Che il Servizio sanitario nazionale muoia per consunzione”. Tra liste d’attesa, carenza di personale, scarsa programmazione, risorse insufficienti, il rischio è, in effetti, alto, come ha spiegato Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), all’Ordine dei medici di Brescia, dove ha presentato il suo libro “Il Ssn un amore tutto italiano“. “La difficoltà maggiore – spiega – riguarda il numero dei professionisti: manca un piano Marshall per migliorare l’attrattività per i medici che, oggi, scelgono di andare all’estero o, comunque, di non lavorare nel pubblico. I medici vanno altrove, mentre gli infermieri mancano del tutto”. Per sopperire alla carenza di personale nel Servizio sanitario nazionale si fa sempre più ricorso al reclutamento da Paesi esteri, con l’allentamento dei criteri per ammettere in corsia chi arriva da fuori, introdotto con la pandemia e poi prorogato.
“Il Tar della Lombardia ha accolto il nostro ricorso contro la delibera regionale che ha semplificato l’autorizzazione all’esercizio temporaneo in Italia”. Più che di semplificazioni, il Servizio sanitario nazionale ha bisogno di convincere i medici a tornare nel pubblico, adeguando la retribuzione almeno alla media europea, ma anche garantendo maggiore autonomia. “Oggi i medici sono valutati con criteri che attengono a performance economiche – ricorda Anelli –. Siamo giudicati per il numero di ricette fatte o per la spesa, non se i cittadini stanno bene”. Altra criticità è che il Ssn non è ben governato. “Il Ministero competente non ha nelle sue mani tutte le leve di governance. C’è troppa frammentazione – sottolinea Anelli – e scarsa programmazione”.
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