La crisi di legittimità dell’impero americano
FEDERICO SIRACUSA
Il Consiglio di Sicurezza è l’organo esecutivo dell’ONU, responsabile del mantenimento della pace e della sicurezza internazionali. E’ composto da quindici membri di cui cinque permanenti che sono: Cina, Francia, Russia, Regno Unito e Stati Uniti d’America. Nell’ambito della procedura di voto, questi Stati hanno il cosiddetto diritto di veto: qualsiasi decisione, nell’ambito del procedimento di votazione del Consiglio, può essere bloccata se anche uno solo dei cinque si oppone.

Durante la guerra fredda (1947 – 1991) il funzionamento del Consiglio di Sicurezza è rimasto paralizzato dall’ostilità tra i due membri più forti, gli Usa e l’Urss. Solo con il crollo dell’Unione Sovietica si sono create le condizioni affinché il Consiglio di Sicurezza potesse svolgere un ruolo come fonte di autorità e legittimità internazionale ma, ciononostante, ci furono fasi alterne: nel 1991 George Bush padre ottenne l’autorizzazione dall’ONU per l’operazione “Desert Storm” in Iraq. Nel 1994, invece, Bill Clinton inviò le truppe ad Haiti senza attendere l’autorizzazione dell’ONU, che arrivò solo in seguito. Nel 1998 Clinton bombardò l’Iraq nonostante l’opposizione di Russia e Francia, senza l’autorizzazione dell’Onu. Anche in Kosovo, nel 1999, gli Usa entrarono in guerra senza l’autorizzazione dell’Onu, ma in questa situazione specifica gli Stati europei erano d’accordo. La guerra alla Serbia è da considerarsi illegale in quanto la Serbia era uno Stato sovrano che non aveva compiuto atti di aggressione nei confronti di altri Stati. Secondo il politologo Robert Kagan, autore del libro “Il diritto di fare la guerra”, in Serbia è stato “…violato un principio cardine della Carta delle Nazioni Unite: l’uguaglianza inviolabile e sovrana di tutte le nazioni”. Si tratta del principio della pace di Vestfalia che pose fine alla guerra dei trent’anni: sovranità nazionale e divieto di ingerenza negli affari interni di un altro Stato. E’ con la crisi del Kosovo che il sistema internazionale, che si ispira agli accordi di pace di Vestfalia basato sullo Stato-Nazione, entra in crisi. In questa occasione l’amministrazione Clinton non si fece sfuggire l’opportunità di entrare in guerra senza l’autorizzazione dell’Onu, anche perché questo avrebbe potuto costituire un valido precedente. Il politologo inglese Christopher Croker riassume così il credo dell’amministrazione Clinton: «la multilateralità se possibile l’unilateralità se necessario».
La crisi con l’Europa si realizza nel 2003 quando gli Usa invadono l’Iraq nonostante la forte opposizione della Francia e della Germania. Siamo, così, entrati nella fase successiva in cui “la forza crea il diritto” e chi ha il potere impone la sua idea di giustizia. Gli Usa, con la cosiddetta “dottrina Bush”, iniziano una lotta contro l’asse del male (composto da alcuni specifici Stati ritenuti ostili) che contempla il perseguimento dell’obiettivo dei cambiamenti di regime e la guerra preventiva. Secondo il diplomatico Robert Cooper citato da Robert Kagan nel libro sopracitato “…l’idea di guerra preventiva dell’amministrazione Bush non è poi così diversa dall’ «antica dottrina britannica secondo la quale non si doveva permettere che una singola forza dominasse l’Europa continentale», un principio che giustificò la guerra di successione spagnola alla fine del XVII secolo. La prevenzione non è un concetto nuovo neppure per l’era moderna. John F. Kennedy minacciò un attacco preventivo durante la crisi dei missili cubana…”.
Federico Siracusa


