Victor e l’abbraccio del Papa con i parenti dei prigionieri di guerra ucraini
La stretta di mano è calorosa. E precede l’abbraccio fra Oleg Muslov e il cardinale Matteo Zuppi. Il primo, ex prigioniero di guerra ucraino rimasto per tre anni nei campi di reclusione russi; l’altro, il porporato che «ci aiuta a liberare chi è detenuto dall’aggressore del nostro Paese», sintetizza l’ambasciatore di Kiev presso la Santa Sede, Andriy Yurash.
C’era anche il nome di Oleg in uno degli elenchi di militari e civili ucraini deportati dall’esercito di Putin che sono passati fra le mani di Zuppi e che il presidente della Cei ha fatto arrivare a Mosca. Grazie alla missione umanitaria voluta da papa Francesco e confermata da Leone XIV che vede la Santa Sede “facilitatrice” nel dialogo fra le due capitali su prigionieri, bambini, dispersi e caduti nel conflitto cominciato il 24 febbraio 2022. Oleg è uno dei “salvati” dall’impegno vaticano. «Sono stato liberato otto mesi fa – sussurra l’ex militare al cardinale –. La detenzione è stata atroce: ci consentivano al massimo di sopravvivere, non di vivere». Lui fa parte della delegazione di familiari che hanno i loro cari finiti nelle mani russe oppure scomparsi sui campi di battaglia.
Trentacinque donne e volontari “coraggio” arrivati in Italia alla vigilia del quarto anniversario dell’inizio della guerra per affidare il loro dramma nelle mani del Papa, che incontrano al termine dell’udienza generale del mercoledì in piazza San Pietro, e per incoraggiare l’azione di Zuppi. Tutti vestiti di nero. Compreso Victor Mocreac, studente delle superiori, originario di Leopoli, che tiene in mano la foto di suo zio. «Si chiama Mikola Yurkiv. È prigioniero dal settembre 2024», dice anche a Leone XIV. E con l’audacia di un adolescente lo abbraccia al collo fino a commuoversi.

