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La Bellezza salverà il mondo

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Una frase che ormai è un mantra in tutti i salotti culturali, intellettuali o pseudo tali-ma anche sui social- per riconnetterci ad un concetto in realtà molto esteso, applicato in diversi contesti. Tanto che questo tema così affascinante si banalizza al punto che viene spontaneo chiedersi se siamo ancora in grado di cogliere l’intima essenza e la potenza della bellezza e di utilizzarla “per salvare il mondo”.

Dostoevskij intendeva la bellezza come un potere salvifico legato alla “bella bontà” e all’umiltà, una bellezza che eleva l’animo umano.

Dunque l’arte, la bellezza, con le sue vibrazioni di colore, luce e forma, diventa un linguaggio di guarigione, capace di dialogare con le nostre cellule e risvegliare la memoria del benessere, del bello interiore.

Non è solo un’esperienza estetica, ma un viaggio di consapevolezza, l’osservatore diventa parte attiva del processo creativo e rigenerativo.

L’arte è una forma di energia, vibra su una frequenza che il nostro corpo riconosce. Anche i colori, come le emozioni, sono frequenze che influenzano la nostra biologia.

Quando osserviamo un’opera, non guardiamo solo con gli occhi: la percepiamo con tutto il nostro essere.

In questo senso, l’arte diventa un linguaggio epigenetico: capace di risvegliare la memoria del benessere e dell’armonia.

Perché se tutto in noi risponde a frequenze e stimoli esterni, allora anche l’arte — con la sua luce, il suo colore, la sua vibrazione — può diventare un linguaggio capace di risvegliare la nostra parte più vitale. Perché siamo esseri di luce che imparano, ogni giorno, a riscrivere la propria frequenza

Edgarda BrigliadoriNaturopata- Consulente di BellEssere- Esperta di Nutrizione Integrata-Coach del CambiamentoArea Director BNI Region Roma Sud -Ovest- Esperta di Referral Marketing e Networker

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