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Speciale YOGA – Appunti di un’Allieva

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LA CONNESSIONE CON IL NOSTRO RESPIRO

Il respiro è stato il mio primo maestro. Prima ancora delle posture, prima delle parole sanscrite. Respirare sembrava una cosa scontata, automatica. Poi ho iniziato a osservarlo.

Il respiro è un ponte. Collega il corpo alla mente, il dentro al fuori. È involontario, ma può diventare consapevole. Quando lo ascolti, il corpo rallenta. Quando lo forzi, si difende.

Nello yoga non si respira per controllare, ma per sentire. Ogni inspiro crea spazio. Ogni espiro invita a lasciar andare. È un dialogo continuo che non ha bisogno di essere spiegato. Forse connettersi al respiro significa proprio questo: smettere di fare e iniziare a sentire. E fidarsi del fatto che, per qualche istante, può bastare.

Se tutto inizia dal respiro, forse vale la pena chiedersi cosa sia davvero l’energia che lo attraversa. Lo affronteremo nei prossimi Appunti di un’Allieva.                                                                                                                             

   IL PRANA

Quando ho sentito per la prima volta la parola Prana pensavo fosse solo un modo poetico per parlare di respiro. Inspirare, espirare, fine. Poi ho capito che non era l’aria a interessare davvero lo yoga, ma ciò che si muove attraverso di noi mentre respiriamo.

Nella tradizione yogica il Prana è l’energia vitale, quella forza sottile che anima ogni cosa. Non si vede, non si misura, ma si sente. È ciò che rende un corpo vivo e una mente presente. Entra principalmente attraverso il respiro, ma anche attraverso il cibo, le percezioni, l’attenzione.

Durante la pratica, il Prana non si “controlla”. Si ascolta. A volte scorre libero, altre volte sembra bloccato, come se qualcosa dentro di noi avesse bisogno di più spazio. Ed è lì che lo yoga smette di essere solo una sequenza di posture e diventa un dialogo silenzioso.

Forse il Prana è proprio questo: la sensazione di essere attraversati dalla vita, invece di viverla di corsa. Un’energia discreta che non chiede di essere forzata, ma riconosciuta.

Quell’energia non si muove sempre allo stesso modo. A volte sale, altre volte radica. Nei prossimi Appunti proveremo a seguirne le direzioni.                                                                                                                       Carlotta Iozza

 LE CINQUE DIREZIONI DEL PRANA

Con il tempo ho scoperto che il Prana non si muove in modo casuale. Ha delle direzioni precise, chiamate Vayu, che raccontano molto di come stiamo nel corpo e nella vita.

C’è Prana Vayu, che sale verso l’alto, governa il respiro, il cuore, l’attenzione. È ciò che ci rende vigili. Apana Vayu invece scende, radica, elimina, ci insegna a lasciare andare. Poi c’è Samana Vayu, che lavora al centro, nell’addome, dove tutto viene digerito e integrato. Vyana Vayu si espande in ogni direzione, collegando ogni parte del corpo. E infine Udana Vayu, la direzione più sottile, che sale verso l’alto e riguarda l’espressione, la parola, la crescita.

Durante la pratica non serve ricordarle tutte. Basta sentire se oggi abbiamo bisogno di radicarci o di espanderci, di raccoglierci o di lasciarci andare. Il respiro lo sa sempre. A noi resta il compito di ascoltarlo.

Ascoltare il respiro è un primo passo. Imparare a respirare consapevolmente può diventare una pratica. Ne parleremo nei prossimi Appunti.                                                                                                                          

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