Sostenibilità dell’ascolto musicale nell’era globale: una sfida cognitiva e civile
SARA NAVARRO-LALANDA
L’ascolto musicale non è più solo un atto estetico, ma un crocevia tra tecnologia, neuroscienze ed economia. La musica stimola aree cerebrali legate all’attenzione e alla memoria, ma il nostro approccio come ascoltatori rischia di ridurre questo potenziale in un flusso di stimoli frammentati. Con oltre 100 milioni di brani e centinaia di migliaia di nuovi caricamenti al giorno, l’abbondanza digitale genera paradossi: l’80% delle tracce resta inascoltato, gli artisti indipendenti guadagnano in media poche migliaia di euro l’anno e lo streaming consuma circa l’1% dell’energia dei data center globali. Anche la fruizione cambia: durata media dei brani in discesa, ascolto “mordi e fuggi”, perdita di memoria sonora. Serve una nuova ecologia dell’ascolto: più educazione musicale critica, trasparenza algoritmica e remunerazione equa, in linea con la Risoluzione del Parlamento Europeo del 17 gennaio 2024. Coltivare la sostenibilità dell’ascolto significa restituire tempo, attenzione e responsabilità, trasformando l’ascoltatore in cittadino partecipe di un futuro sonoro consapevole.

