Parkinson, le nuove scoperte: i sintomi 20 anni prima dei tremori
Con la consulenza del dottor Angelo Antonini, professore di Neurologia dell’Università di Padova e responsabile dell’Unità Operativa Malattie Neurodegenerative dell’Azienda Ospedale Università di Padova
Duro ammettere che si soffre di Parkinson: «Pensavo di poterlo nascondere. Non posso più farlo». Nel 1998 l’attore Michael J. Fox rivelò così, durante un’intervista a People, di essere malato. L’amatissimo protagonista di Ritorno al futuro aveva appena 37 anni e la diagnosi risaliva a sette anni prima. L’annuncio sconvolse i fan e colpì profondamente l’opinione pubblica. Per la giovane età dell’artista, prima di tutto. Ma anche perché, ai tempi, di questa malattia neurodegenerativa che scatena problemi motori come tremori e rigidità muscolari, si parlava quasi esclusivamente in ambito medico e non come un problema diffuso.
Oggi è cambiato: il Parkinson miete sempre più vittime, anche tra gli under 50. Ne soffrono circa 10 milioni di persone nel mondo, 300mila solo in Italia. Numeri importanti, destinati a crescere: secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, entro il 2050 i casi potrebbero triplicare.
Per indagare i motivi di quest’impennata e capire quali sono le prospettive per la diagnosi e le cure, abbiamo intervistato Angelo Antonini, professore di Neurologia dell’Università di Padova e responsabile dell’Unità Operativa Malattie Neurodegenerative dell’Azienda Ospedale Università di Padova.
Parkinson, le nuove scoperte: i sintomi 20 anni prima dei tremori

