Serenità ed equilibrio: combinare fondi pensione e piani di accumulo
GIORGIO G. BOTTARI
Abbiamo accennato nel precedente numero de IL FARO della possibilità per i lavoratori dipendenti di destinare il proprio TFR al fondo pensione con tassazione agevolata (inizialmente pari al 15%, decresce di 0,30 €/anno fino a un minimo del 9%). Questi investimenti previdenziali sono in gran parte vincolati: la maggior parte del capitale accumulato non potrà essere ritirato prima dell’età pensionabile, e risulterà accresciuto nel tempo dall’interesse composto.
Sicuramente il più grande vantaggio del fondo pensione è il risparmio fiscale ottenibile in base alla propria retribuzione annua lorda (RAL) e relativa aliquota IRPEF, che può anche superare i 2.000 €/anno. Ad es. su 5.300 € investiti (massimo deducibile come da ultima legge di bilancio), possono il risparmio va da 1.219 € (aliquota 23%) a 2.279 € (aliquota 43%). Questo si può considerare come un cospicuo dividendo da reinvestire per ottenere il massimo vantaggio o utilizzare in altro modo.
I piani di accumulo capitale (PAC) rappresentano un’opzione flessibile di gestione del capitale a medio termine e si integrano bene con i fondi pensione. Investire nei PAC i risparmi fiscali derivanti da questi ultimi, garantisce un approccio sereno ed equilibrato.


