Libano choc, la profanazione della statua di Gesù ha scatenato l’indignazione mondiale
Il Cristo di Debel è stato demolito a martellate da un soldato israeliano, poi identificato dai vertici dell’Idf. Le scuse di Israele, la reazione degli ordinari cattolici: intollerabile, compromesso il rispetto per il sacro
È accaduto a Debel, una delle decine di villaggi cristiani finiti a sud della “linea gialla”, tracciata domenica dal governo di Benjamin Netanyahu nel Libano meridionale. Una fascia di sicurezza profonda una decina di chilometri dal confine che Tel Aviv ha deciso di mantenere nel Paese vicino «a garanzia del cessate il fuoco».
L’area è preclusa al rientro dei profughi. I 400 abitanti di Debel, per il 99 per cento maroniti, in realtà, non sono mai andati via, nonostante i combattimenti andati avanti per oltre cinquanta giorni prima e, ora, l’occupazione di fatto da parte dell’esercito israeliano. I residenti cercano, con la loro presenza, di proteggere case e infrastrutture dalle demolizioni diffuse realizzate dallo Stato ebraico a cavallo della frontiera.
Non sono, però, riusciti a salvare il piccolo altare di legno e pietra costruito all’interno di un giardino di una villetta alla periferia della comunità. Un soldato ha staccato la statua di Gesù dalla Croce, l’ha lanciata a terra e l’ha demolita a martellate. La profanazione – definita «contraria ai valori ebraici» da Netanyahu – è stata filmata e diffusa sui social dal giornalista palestinese Yunis Tirawi, il quale, in passato, aveva denunciato altri episodi di abusi perpetrati dai militari israeliani a Gaza.

