Quindi se la mazzetta è ‘modesta’, non è grave? Nordio mostra un cortocircuito perfetto
La parresia, quella virtù antica che consiste nel “dire il vero senza paura”, in Italia sembra aver trovato uno strenuo difensore nel ministro della Giustizia, che la pratica con estrema disinvoltura.
Dopo aver contribuito alla vittoria del No alla revisione della Costituzione, attraverso le note “Confessioni referendarie”, Carlo Nordio ha inaugurato un nuovo capitolo della riforma della giustizia, esponendo la singolare teoria neo-penalistica della modica quantità delle mazzette.
Parlando di corruzione nella solennità del Parlamento è riuscito nell’impresa di alleggerire persino le mazzette, diventate improvvisamente “tenui”: quasi una categoria dello spirito, più che un reato.
Il problema, però, non è la franchezza del ministro, che è sicuramente apprezzabile, ma la declinazione e la direzione che la stessa assume. Perché la parresia, quella vera, punge il potere, non lo accarezza. Con Nordio, invece, sembra trasformarsi in un esercizio selettivo: minimizza dove servirebbe rigore, relativizza dove i cittadini chiedono chiarezza. Così la mazzetta, definita in maniera edulcorante e quasi musicale “pretium sceleris”, finisce per perdere peso specifico, assumendo il carattere di un fastidio amministrativo, un inciampo più che un sistema. E la parresia? Resta, sì. Ma, come certi sensi vietati: funziona benissimo, purché vada nella direzione giusta. O almeno, in quella più conveniente.
Qui il lessico diventa rivelatore più degli stessi fatti.
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