Conto corrente e controlli del Fisco: i casi in cui l’accertamento è nullo
L’ordinanza della Cassazione n. 11368/2026 chiarisce un aspetto molto importante: i controlli fiscali sui conti correnti sono legittimi e validi solo se all’interno del fascicolo d’indagine è allegata l’autorizzazione che li giustifica. Questo permesso può essere rilasciato dal comando regionale della Guardia di Finanza, dalla direzione centrale o locale dell’Agenzia delle Entrate o da altre autorità indicate dalla normativa tributaria.
L’ordinanza fa riferimento a un caso specifico, relativo al ricorso di una società sportiva dilettantistica, a cui il Fisco aveva contestato il mancato versamento delle imposte sul reddito. La mancanza di un’autorizzazione all’analisi dei conti correnti ha spinto la società a contestare la richiesta del Fisco.
Come già stabilito dalla CEDU, i controlli automatici sul conto corrente non possono essere autorizzati solo con un atto amministrativo interno. La Cassazione richiede la presenza di un documento da cui siano chiari i limiti, i tempi e gli scopi del controllo dei conti bancari.
Limiti più stringenti all’accesso del Fisco ai conti correnti
Il potere di controllo del Fisco sui conti correnti è in qualche modo indebolito rispetto al passato. Il timore che le verifiche sui movimenti bancari trasformassero il Fisco in un Grande Fratello dai poteri illimitati è scongiurato: le autorità fiscali possono sì fare accesso ai conti, ma solo dietro autorizzazione della Guardia di Finanza o di altre autorità.
Le operazioni bancarie rientrano nell’ambito della sfera della vita privata e i controlli fiscali non devono ledere il diritto alla riservatezza e alla libertà finanziaria dei cittadini.
Quando il Fisco procede all’analisi dei conti deve muoversi all’interno del perimetro di autorizzazioni concesse. Il documento autorizzativo, messo a disposizione della persona su cui si concentrano i controlli, permette di verificare che il Fisco abbia svolto correttamente le sue attività di ispezione, limitandosi al periodo di tempo di interesse per l’indagine e analizzando i movimenti coerenti con lo scopo degli accertamenti.
Se l’atto della Guardia di Finanza o della direzione dell’Agenzia delle Entrate non è incluso nel fascicolo o se il Fisco ha violato le condizioni concesse per il controllo, il contribuente può ottenere l’annullamento del provvedimento di accertamento fiscale.

