L’ictus rimodella il tessuto cerebrale: ecco come
Un fulmine a ciel sereno: l’ictus è così, colpisce improvvisamente, lasciando dietro di sé, nelle aree del cervello che soffrono per la mancata perfusione di ossigeno e nutrienti, un blackout che può tradursi in morte, paralisi, perdita di sensibilità, disturbi cognitivi e del linguaggio, con un impatto spesso profondo sulla qualità della vita.
Ma c’è un aspetto che finora è rimasto in ombra – e che potrebbe giocare a favore della riabilitazione. Nelle regioni non direttamente colpite, il tessuto cerebrale non solo resta intatto, ma può persino apparire biologicamente più giovane del previsto: un possibile tentativo del cervello di compensare la perdita di funzione. A portarlo in luce è una ricerca fondata sul lavoro del consorzio internazionale Enigma (Enhancing neuroImaging genetics through meta-analysis), pubblicata su The Lancet Digital Health, che apre a nuove interpretazioni dei meccanismi di neuroplasticità dopo eventi come l’ictus.
L’indagine, multicentrica, retrospettiva e osservazionale, ha passato in rassegna le scansioni cerebrali di oltre cinquecento pazienti sopravvissuti a ictus in 34 centri di ricerca distribuiti in otto Paesi. Sono state considerate, nello specifico, persone colpite da ictus unilaterale cronico, a più di sei mesi dall’evento.
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