cronaca

Prete veronese morto nell’incidente, la procura indaga per omicidio

Mentre Schio (Vicenza)  continua a piangere don Francesco Andreoli, veronese, sacerdote salesiano di 36 anni, e il sedicenne Alberto Fioretto, morti giovedì mattina nel drammatico incidente lungo la Superstrada pedemontana veneta mentre erano diretti a Gardaland con il gruppo del Grest, la procura di Vicenza accelera gli accertamenti per ricostruire nei minimi dettagli ciò che è accaduto negli ultimi, decisivi istanti prima dello schianto. 

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L’inchiesta

L’indagine, coordinata dalla Procura di Vicenza guidata da Lino Giorgio Bruno, è ormai entrata nella sua fase più delicata. Sono già stati sequestrati tutti i mezzi coinvolti e gli investigatori della polizia Stradale berica, nelle scorse ore, hanno ultimato e trasmesso l’informativa con i primi esiti dei rilievi.

Un ruolo determinante lo stanno svolgendo le telecamere installate all’interno della galleria, che hanno registrato l’intera sequenza dell’incidente e consentono agli inquirenti di disporre di una ricostruzione ritenuta ormai sostanzialmente definita. Gli elementi raccolti sembrano confermare quanto emerso già nelle ore immediatamente successive alla tragedia.

L’auto sulla quale viaggiavano don Andreoli e il giovane animatore avrebbe dapprima urtato un mezzo pesante che la precedeva mentre percorreva la galleria. Dopo quel primo contatto, per ragioni ancora oggetto di approfondimento tecnico, la vettura si sarebbe arrestata sulla carreggiata.

Pochi istanti più tardi sarebbe sopraggiunta un’altra auto, condotta da un quarantenne residente in provincia di Pordenone, che non sarebbe riuscito a evitare il violentissimo impatto contro il  veicolo fermo. Una collisione devastante che non ha lasciato scampo ai due occupanti, mentre il conducente dell’altra vettura ha riportato ferite lievi. 

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