Il giudice che faceva pipì nelle bottiglie e le teneva in ufficio, la scoperta shock della collega. Arriva la condanna in Cassazione: perché lo faceva
La Cassazione ha reso definitiva la condanna a due mesi di perdita di anzianità per le abitudini a dir poco controverse del giudice Giuseppe Artino Innaria, oggi in servizio alla Corte d’Appello di Bologna, riporta Il Fatto Quotidiano con Paolo Frosina. La sentenza, depositata il 25 giugno, conferma la decisione del Consiglio Superiore della Magistratura, che aveva contestato al magistrato un «comportamento abitualmente e gravemente scorretto» oltre al «mancato rispetto della dignità» degli altri utenti della stanza. Per la Sezione disciplinare, la sua condotta ha «leso il diritto a un ambiente di lavoro pulito, igienico e sano» e ha violato «le più basiche regole cautelari in ordine alla salubrità dei luoghi».
Tutto risale a maggio 2022, quando la collega che condivideva l’ufficio con Artino al Tribunale di Catania si era imbattuta in alcune bottigliette «riempite di un liquido giallastro» durante un sopralluogo per riorganizzare i mobili. Interrogato pochi giorni dopo dai colleghi della sezione, il giudice aveva ammesso senza esitazioni che si trattava della sua urina, raccolta «con la massima tranquillità» in decine di contenitori, «almeno una quarantina», poi accumulati negli armadi della stanza condivisa con quattro funzionari. Il presidente del Tribunale, intervenuto personalmente per verificare, aveva trovato altre bottigliette identiche «alla rinfusa» in un secondo armadio, mescolate a fascicoli e libri.
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