“The Odyssey” il film di Christofer Nolan in questi giorni distribuito i tutto il mondo
GIORGIO BOTTARI

Siamo stati ospiti del Sindaco delle Isole Egadi, Giuseppe Pagoto, per la serata inaugurale del 16 Luglio a Favignana (ex Stabilimento Florio), unica location europea all’aperto autorizzata da Universal. Ed eravamo là proprio sotto la rocca di Santa Caterina a Favignana dove è stata ricreata la reggia di Ulisse.
Ecco i temi scelti per la nostra personalissima valutazione del film.
La fedeltà all’opera classica: in tanti si sono sentiti in dovere di andare a ricercare puntualmente i dettagli del grande poema attribuito ad Omero in questo film. Molte delle critiche avanzate sono però sterili, per chi non ha saputo tener conto delle diverse epoche e della diversità tra i mezzi espressivi, ovvero tra i XXIV libri o canti della fonte originale, ed il tempo consentito per un’opera cinematografica, ristretto alle quasi tre ore del montaggio proposto per il grande schermo. Nolan ha saputo interpretare il capolavoro attribuito a Omero in modo molto personale, facendolo interamente suo reinterpretando la fonte classica. Per questo non si può più qui parlare della “Odissea”, ma solo di “The Odyssey, di Christofer Nolan”.
Nel trasporre uno dei capolavori della letteratura occidentale, il regista e il suo team si sono confrontati con un’opera di enorme importanza culturale e letteraria, che ha influenzato profondamente la tradizione letteraria occidentale ed è stata fonte di ispirazione per numerosi autori, poeti e drammaturghi di ogni epoca. Bisogna necessariamente saper distinguere questa grande rappresentazione cinematografica dall’Odissea, vasta e complessa trascrizione di tradizioni epiche orali di avvenimenti ancora più antichi. L’opera originaria è articolata in tre parti, iniziando con la Telemachia, in cui il figlio di Ulisse va alla ricerca del padre, i viaggi dell’eroe navigando nel Mediterrraneo, ed il ritorno a Itaca sotto mentite spoglie, fino alla rivelazione con la strage dei pretendenti e l’abdicazione al trono in favore del figlio.
Il confronto con altre realizzazioni del passato: ogni creazione è figlia della sua epoca, e anche The Odyssey di Nolan non fa eccezione. Il confronto è lecito ma ricordiamoci che qui non siamo di fronte ad uno sceneggiato a puntate, come nella grande coproduzione del 1968, da fruire e meditare una volta a settimana comodamente seduti sul divano di casa. Il film scorre agile, a tratti avvincente, mai faticoso o addirittura pesante come un mattone, grazie alle scelte sceniche, all’immediatezza del dialogo e all’impatto delle immagini.
La modernità del film di Nolan: si deve saper cogliere come il tema classico sia stato attualizzato ai canoni contemporanei, distaccandosi anche dal contesto della Grecia antica, per abbracciare temi universali, attinenti all’umanità contemporanea non solo europea, e dimostrando che la bellezza e le asperità della natura umana sono immutabili nel tempo e nel luogo. Nel film lo spettatore potrà individuare e condividere lo spessore umano della figura centrale di Ulisse, non solo per la lontananza dalla patria e dalla sposa amata, ma anche per il tormento interiore di fronte all’inganno perpetrato a spesa dei Troiani, la responsabilità per le uccisioni, le devastazioni e gli stupri.
Lo sviluppo della trama del film: intensissimo è il lavoro svolto per costruire la trama nel film, grazie al quale la storia narrata riesce a scorrere in gran parte fluida e coerente. La varietà e la diversità degli episodi dell’Odissea hanno del resto consentito una grande libertà di scelta, potendo privilegiare alcune parti e omettendone altre. Qualcuno si potrà lamentare dell’assenza di episodi importanti, come per esempio quello di Ulisse nell’isola dei Feaci. Al contrario si è preferito rappresentare alcuni episodi della guerra di Troia perché funzionali al racconto complessivo.
L’intrattenimento dello spettacolo cinematografico: lo sviluppo del film è convincente, e in esso si alternano elementi epici e mitologici a rappresentazioni delicate e intimiste, cruente scene di guerra ad atmosfere da sogno, in cui si attinge anche dal fantasy e persino dallo horror. Anche la colonna sonora con il suo ritmo a volte incalzante e martellante a volte delicato e malinconico, accompagna sapientemente le varie scene del film ed è parte integrante di esso. Il risultato finale è uno spettacolo riuscito, che tiene lo spettatore incollato alla sedia dall’inizio alla fine, così come doveva essere per un kolossal di questo impegno e ricchezza di mezzi.

La scelta degli interpreti principali e la recitazione: Il cast è decisamente multietnico; spicca nella moltitudine di interpreti e figuranti, la scelta (subito bersagliata da varie critiche) di rappresentare l’incantevole Elena, sposa di Menelao che è decantata nel poema per le sue “bianche braccia”, attraverso la bellezza nera di Lupita Nyong’o, anche nel ruolo della gemella Clitemnestra moglie di Agamennone. L’intenso l’Ulisse impersonato da Matt Damon, ha più l’aspetto di un cittadino centroeuropeo che di un discendente da popolazioni mediterranee e i suoi compagni hanno fisionomie di razze diverse. Il protagonista è inoltre affiancato a più tratti durante lo svolgimento del film dalla dea Atena interpretata da una Zendaya dai lineamenti che sembrano una fusione di più origini indoeuropee ed asiatiche. Anche nella scelta degli interpreti ritroviamo così l’intento di creare una rappresentazione universale e non solo locale del grande poema. L’interpretazione dei protagonisti è davvero di altissimo livello, partendo dai più noti come Matt Damon /Ulisse, Tom Holland /Telemaco e Robert Pattinson / Antinoo, e dalle star più affermate come Anne Hathaway /Penelope, Charlize Theron /Calipso e Samantha Morton /Circe per una lettura di questa grandiosa realizzazione in cui è rappresentato anche il femminile.
Le scene che ci hanno colpito di più: tra le tante immagini indimenticabili ci piace qui citare sicuramente l’intensità della sofferenza per il distacco tra Ulisse e Penelope prima della partenza da Itaca, lo stratagemma del cavallo e l’originalissima visione dall’interno della pancia della sua struttura con i greci stipati dentro per giorni, le immagini del cavallo trascinato fin sulla sommità di Troia così come raccontato nell’Eneide, il crollo degli edifici nella città incendiata, la decapitazione della statua di Atena, le navigazioni per il mediterraneo in balia dei venti e del volere degli dei, il ciclope Polifemo, i sortilegi della maga Circe, il dolce sequestro da parte della ninfa Calipso, le cupe scene nel regno degli inferi in cui Ulisse interroga le anime dei greci morti, Scilla e Cariddi, il cane Argo, il banchetto finale e la strage dei Proci, la rivelazione e il ricongiungimento con Penelope.
Le scene e gli allestimenti. Le bellissime ricostruzioni, talvolta guidate più dalla fantasia che dalla volontà di attenersi alla verità storica, privilegiano lo spettacolo. Eccezionale per esempio la ricostruzione delle navi degli achei (non ricreate artificialmente o attraverso modellini), anche c’è chi sostiene che assomiglino più a vascelli vichinghi che alle antiche imbarcazioni elleniche; formidabile è l’armatura di Agamennone, che appare in tutta la sua potenza all’aprirsi delle porte di Troia che sarà poi invasa dall’esercito nemico, anche se forse esageratamente avveniristica e influenzata dall’epica moderna incarnata dai supereroi marveliani. i giganti Lestrigoni, che faranno strage degli incauti compagni di Ulisse e delle loro navi, hanno rilucenti armature metalliche ispirate a quelle del nostro medioevo, mentre essenziali e consunte sono le armi e le armature di Ulisse e i suoi naviganti. Più tradizionali i regali costumi scelti per Penelope e la sua corte, i pretendenti e gli altri personaggi della reggia di Itaca. Necessariamente essenziali sono gli abiti di Calipso e di Ulisse naufrago nella sua isola.
La fotografia è l’altra immersa protagonista dell’opera di Nolan. Chi non potrà avere impresso sempre nella mente la figura del grande cavallo di Troia, non appoggiato sulle sue zampe ma addirittura rampante, sul litorale in cui i greci l’hanno collocato, e della moltitudine dei militi troiani, decisamente più piccoli, sullo sfondo di un cielo rossastro e di un mare dai toni scuri? Tutte le scene sono centratissime e di grande impatto. La scelta per tutto il film è stata proprio quella di “antichizzare” e rendere più drammatiche le scene attraverso toni caldi e talvolta oscuri. Nel film si è fatto largo impiego delle tecnologie più avanzate, ed è stato girato interamente in IMAX compresi i dialoghi in presa diretta, per cui, come testimoniato da un partecipante alle scene siciliane, si è richiesta una attrezzatura da ripresa molto voluminosa e pesantissima, per spostare la quale era stata appositamente ingaggiata un’intera squadra di muscolosi energumeni.
Le location: anche la scelta dei luoghi reali dove ricreare le vicende di The Odyssey è straordinaria ed estremamente varia, con riprese effettuate in Grecia, Marocco e persino in Islanda. Ma è in Italia e soprattutto in Sicilia dove Christopher Nolan ha individuato gli scenari più suggestivi, come in alcuni punti delle isole Eolie, tra Lipari, Vulcano e l’isolotto di Basiluzzo nei pressi di Panarea. La location favorita è stata però l’isola di Favignana, con il Castello di Santa Caterina scelto come la reggia di Ulisse a Itaca, per la sua bellezza e la posizione dominante sulla sommità del monte che sovrasta l’isola e il mare delle Egadi. Nelle sue grotte scavate nella roccia calcarea, in località Bue Marino, sono state fatte le riprese del santuario di Atena, mentre il porto di Itaca è stato ricreato presso Cala Rotonda. Sempre dal suo mare, proprio all’altezza di Cala Rossa, partirà invece la nave di Telemaco alla ricerca del padre.
Insomma al di là dei pareri discordi che si potranno incontrare nelle diverse recensioni di questo grande film, per chi lo ha definito un capolavoro e chi lo ha invece classificato come un’”americanata”, lasciamo il giudizio allo spettatore per gli aspetti che vorrà coglierne, indipendentemente dal fatto che sia legato ai suoi ricordi di liceo classico o alle realizzazioni di tanti anni fa, ovvero abbia voglia di conoscere l’interpretazione che ha voluto e saputo darne Christofer Nolan, riteniamo che ognuno, forse ancor più libero da preconcetti se maggiormente dotato di sapienza e preparazione, potrà prepararsi a gustare al meglio lo spettacolo di un’opera che comunque rimarrà per anni nella storia della cultura e del cinema.
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