In memoria di Giampaolo Borghi, il Vigile del Fuoco ventenne morto durante l’alluvione di Prima Porta e Labaro del ‘65.
VIGILI DEL FUOCO

Per il quinto anno consecutivo, con il Comando Provinciale dei VVF, le associazioni e i cittadini, ci siamo ritrovati alla stele commemorativa della Stazione di Labaro in suo ricordo.
Celebrare queste ricorrenze, e i soccorritori coinvolti in questi tragici eventi, è un dovere morale, come amministrazione pubblica, ma soprattutto come cittadine e cittadini.
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Ci sono persone che una comunità non può permettersi di dimenticare. Non perché siano state famose, né perché abbiano avuto il tempo di costruire una lunga storia personale, ma perché, in un momento decisivo, hanno scelto di mettere la propria vita al servizio degli altri.
Giampaolo Borghi era uno di questi uomini.
Aveva appena vent’anni quando, nella notte tra il 1° e il 2 settembre 1965, arrivò a Labaro con i Vigili del Fuoco per affrontare una delle più drammatiche alluvioni che abbiano colpito Roma nord. L’acqua aveva invaso Labaro e Prima Porta, trascinando automobili, sommergendo abitazioni e costringendo migliaia di persone ad abbandonare le proprie case. Il bilancio fu terribile: tredici vittime e oltre quattromila persone evacuate.
Borghi faceva parte del 43° corso degli allievi vigili volontari ausiliari. Era stato inviato a Roma insieme agli altri uomini del Nucleo Centrale di Manovra, un contingente formato proprio per intervenire nelle grandi emergenze. Quella notte, però, l’addestramento diventò realtà: non più esercitazioni, ma persone vere da salvare, famiglie disperate, acqua e buio.
Durante un intervento a Labaro, una squadra stava cercando di soccorrere gli occupanti di un’automobile trascinata dalla corrente. Borghi vide un collega in difficoltà e non esitò a intervenire. Fu trascinato via dalle acque. Il suo corpo non venne mai ritrovato.
Questa circostanza rende ancora più dolorosa la sua storia: non ci fu neppure un corpo da riconsegnare alla famiglia, ma soltanto un nome, una memoria e il racconto di un gesto di coraggio.
Quel nome è diventato, nel tempo, parte della storia di Labaro.
Giampaolo Borghi è stato insignito della Medaglia d’Oro al Valor Civile alla memoria. La sua vicenda è ricordata ufficialmente dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco come il sacrificio di un giovane allievo che perse la vita durante i soccorsi alla popolazione.
Un ragazzo di vent’anni e una comunità intera. La storia di Borghi non appartiene soltanto ai Vigili del Fuoco. Appartiene a Labaro. Appartiene a Prima Porta. E appartiene, soprattutto, a quella memoria civile che permette a un quartiere di riconoscersi nella propria storia.
Per questo la stele che lo ricorda presso la stazione di Labaro non dovrebbe essere considerata semplicemente un monumento. È un luogo della memoria.
Ogni volta che vi si depone una corona, non si ricorda soltanto un vigile del fuoco. Si ricordano anche le tredici persone che persero la vita nell’alluvione, le migliaia di sfollati, le famiglie che videro improvvisamente distrutta la normalità della propria esistenza e tutti coloro che quella notte prestarono soccorso.
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