Tumore del polmone: anticorpo monoclonale coniugato riduce il rischio di progressione
Immaginate un portalettere. Il suo compito è portare le missive esattamente a chi deve riceverle, e consegnarle nelle sue mani. Trasferite questa immagine nel mondo dell’invisibile, nell’ambito del tumore del polmone non a piccole cellule, la forma di gran lunga più comune di malattia. Il postino che riesce ad accedere alle cellule patologiche, riconoscendo esattamente la serratura, guida la cura là dove serve. E una volta all’interno dell’unità neoplastica rilascia il farmaco che porta a morte la cellula neoplastica stessa. Nell’epoca degli anticorpi monoclonali farmaco-coniugati, questo approccio diventa realtà anche nel trattamento del tumore polmonare. Il trattamento con trastuzumab deruxtecan, questo il nome dell’anticorpo monoclonale coniugato, ha prodotto un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante della sopravvivenza libera da progressione (PFS) rispetto allo standard di cura (chemioterapia con doppietta platino-pemetrexed più pembrolizumab) come trattamento di prima linea dei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule non squamoso, non resecabile, localmente avanzato o metastatico con mutazione di HER2. La riduzione del rischio di progressione di malattia o morte rispetto a pembrolizumab più chemioterapia è stata del 37%.
ILSOLE24ORE

