I vigili del fuoco piangono il loro Fausto

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Nella musica gli avrebbero dato del ’figlio d’arte’, ma lui, nella vita, aveva deciso di salvare le persone. Aveva scelto di continuare la tradizione di babbo Floriano, Fausto Fini, vigile del fuoco imolese, spentosi nei giorni scorsi ad appena 58 anni, al termine di una grave malattia (alla quale negli ultimi tempi si era aggiunta anche la positività al Covid). Una casa in via Manfredi, proprio accanto alla caserma, divisa con la moglie Donatella e una vocazione, raccolta nel 1986, quando vinse il concorso da pompiere. “Prima lavorava alla tipografia Galeati – racconta l’ex moglie –, poi si trovò fianco a fianco con suo padre, caposquadra dei vigili del fuoco”. Anni e anni di carriera costellati da imprese: dall’aiuto ai popoli terremotati al supporto nelle alluvioni: “Andava in missione un po’ mesto, perché sapeva che avrebbe avuto a che fare con delle tragedie – prosegue –. Ma poi tornava soddisfatto, felice di essersi reso utile alla causa”.

Fare il pompiere era una fede, talmente forte che “quando una decina d’anni fa s’infortunò cadendo da un tetto – racconta Donatella –, lo spostarono in ufficio a Bologna. Un periodo breve: per lui, stare seduto dietro una scrivania non voleva certo dire fare il vigile del fuoco, e così prese la strada del prepensionamento”. Grande appassionato di tennis, Fausto, oltre a Donatella, lascia anche i figli Andrea e Federica.

Ieri mattina l’ultimo saluto di amici, parenti e colleghi nella parrocchia di Croce Coperta. Presente una grossa delegazione di vigili del fuoco, fra quelli in servizio attivo e quelli in congedo, che assieme a Fini tanto tempo avevano passato fra i muri di via Manfredi

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