Vigili del fuoco

Una storia d’amore

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ALESSANDRO BASILE

pubblicato sul FARO DEI VIGILI DEL FUOCO n. 109

 Quest’oggi vorrei raccontarvi parte di una storia… una storia ricca di speranza, d’amore e con un lieto fine. Noi Vigili del Fuoco e le nostre famiglie abbiamo bisogno di credere nella speranza e nella vita, nonostante la morte e la sofferenza facciano parte, ahimè, del nostro mestiere!

“All’improvviso mi sentii chiamare: Jonny, Jonny è arrivata la tua ragazza, è alla porta d’ingresso… ti sta aspettando!
Io ne rimasi felicemente sorpreso. La giornata era stata logorante, solo ora, dopo un giorno intero, ero riuscito a trovare il tempo di fare una doccia. Fino a quell’istante, non avevo avuto modo di rimettermi in contatto con il mondo all’esterno, di riprendere la mia dimensione con la quotidianità… di riflettere, con calma, su quanto avevo appena vissuto!
Quasi intuendo la difficoltà del momento, la mia ragazza decise di venirmi a trovare, forse perché il mattino dopo sarebbe stato troppo lontano per scambiarci uno sguardo, una frase, un gesto d’amore.


Con la faccia sorpresa ma sorridente, come quella di un ragazzino, mi rivestii alla svelta e mi catapultai giù dal palo da discesa; molte volte avevo percorso rapidamente quel tratto di caserma per raggiungere l’ingresso, ma adesso, aveva tutto un altro sapore.
Arrivato a pochi passi da lei, la mia ragazza accennò un sorriso, spalancò i suoi grandi occhi e trattenne a stento il pianto. Tra le mani teneva una vaschetta di gelato – era il mio premio. Feci un breve salto trattenendo il respiro e l’abbracciai quasi a perdere le forze. Ero felice che fosse venuta, ma non volevo soffrisse per me, anche se potevo comprendere quello che provava in quegli istanti. Dopo averle dato un bacio, le dissi subito che stavo bene e che avevamo fatto tutto il possibile quel giorno. Forse, non le interessavano le parole retoriche uscite dalla mia bocca, ma sicuramente non voleva che la lasciassi andare; pretendeva che la tenessi stretta tra le mie braccia… aveva la necessità di verificare con il proprio corpo che stessi bene e che non mi fosse successo nulla.
Stetti un po’ con lei; non nego che mi chiese più volte di tornare a casa, anche se sapeva benissimo che fosse impossibile dato il prolungamento dell’orario di lavoro.
Poi ci salutammo.
Mi disse di stare attento.
Io sorrisi – ripensando alla scalata del pilone – e le diedi un altro bacio, promettendole che ci saremmo rivisti l’indomani.
E, io, mantenni la promessa!”.

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