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Kandinsky a Roma: quando «un punto in pittura può dire più di una figura umana»

A venticinque anni dall’ultima mostra monografica romana, è aperta da metà settembre a Palazzo Bonaparte, la grande retrospettiva dedicata Vassily Kandinsky,  ed è già la mostra più ambita. L’esposizione riunisce oltre settanta opere del maestro russo dell’astrattismo provenienti soprattutto dal Centre Pompidou di Parigi, inizialmente costituito grazie alla donazione della moglie Nina Kandinsky, e da altre istituzioni internazionali.

Il percorso è articolato in cinque nuclei tematici, che ripercorrono tra colore, musica e spiritualità l’intera carriera di Kandinsky: dagli esordi figurativi legati alla cultura popolare russa, agli anni di Monaco con le suggestioni dei viaggi in Europa e Nord Africa, il periodo della fondazione del movimento Der Blaue Reiter, l’esperienza del Bauhaus, fno agli ultimi anni parigini. Tra le opere più note del peiodo astratto figurano L’Arco nero, tela del 1912, Il Giallo rosso blu del 1925, e Bleu de ciel del 1940.

La mostra comprende anche fotografie, documenti, oggetti personali e materiali d’archivio, esplorando il rapporto con le altre arti, ed inoltre un’installazione immersiva. Sezioni specifiche sono dedicate a Gabriele Münter, compagna di Kandinsky per un decennio e protagonista dell’Espressionismo tedesco, con opere per la prima volta esposte a Roma, ed un’altra con focus sulla moglie Nina Kandinsky, fondamentale per la conservazione dell’eredità dell’artista. 

La mostra è stata organizzata da Arthemisia e curata da Angela Lampe in collaborazione con il Centre Pompidou di Parigi, ed è patrocinata da istituzioni francesi e italiane, tra cui l’Ambasciata di Francia, la Regione Lazio e Roma Capitale.

Dal 15 settembre 2026 al 14 febbraio 2027, Palazzo Bonaparte di Roma, Piazza Venezia

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