“NO AL DECRETO PILLON!!!”

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SIMONA CONSONI

E’ da novembre che scendiamo in piazza, manifestiamo con giornalisti e politici contro il decreto Pillon, la vera vergogna che inquina e uccide la dignità delle donne che trovano la forza di denunciare la violenza domestica. Fabio Roja, eminente magistrato, parla di pericolo di occultamento della violenza domestica e Gabriella Luccioli, Presidente della
Corte di Cassazione, come ddl svilente verso le donne ed i minori e con svariati elementi di incostituzionalità. Anche il mondo cattolico si è espresso contrario, così come il Forum delle Famiglie e il Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza.

Più di 500.000 persone sono scese in piazza contro questo decreto. L’accusa più grande rivolta al ddl Pillon è quella di fare un passo indietro per quanto riguarda il ruolo del minore nel diritto, che viene poco considerato: si tornerebbe, infatti, a trattare il minore come un oggetto del diritto e non come soggetto.La prima critica rivolta al ddl Pillon è quella di aumentare i costi della separazione per l’obbligatoria presenza della figura del
mediatore familiare (chi è? Da dove viene? Cosa fa? Che valore ha rispetto a quello di un giudice?), e come conseguenza questo potrebbe ulteriormente scoraggiare molti coniugi dall’ affrontare un divorzio per gli elevati costi procedurali.

Per di più all’articolo 3 viene esplicitamente affermato che “la artecipazione al procedimento di mediazione di minori, purché di età superiore a dodici anni, può essere ammessa solo con il consenso di tutte le parti e, comunque, di entrambi i genitori.” Mentre sia nel diritto internazionale, sia in quello interno privato viene considerata importante la cosiddetta capacità di discernimento del minore; infatti l’articolo 315 bis., comma III del Codice
Civile enuncia:“Il figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici, e anche di età inferiore ove capace di discernimento, ha diritto di essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano.” Anche nella Convenzione di New York sui diritti del fanciullo e nella Convenzione Europea sull’esercizio dei diritti dei minori  viene ribadito il diritto del minore ad essere ascoltato e di poter esprimere liberamente la propria opinione su ogni questione che lo interessi. È dunque inconcepibile che la
partecipazione del figlio al processo di mediazione familiare, ove si discuta di questioni riguardanti il minorenne, sia solamente su discrezione dei genitori.

Infatti nella proposta di legge la mediazione familiare è obbligatoria e non è prevista l’esclusione di mediazione nei casi di violenza domestica anche se va contro l’articolo48, comma I della Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, che sancisce il divieto dell’utilizzo di metodi alternativi per la risoluzione dei conflitti come la mediazione e la conciliazione. Inoltre l’articolo 9 del disegno di legge parla di gravi conseguenze per il coniuge che accusa “violenze e abusi evidentemente falsi”. Le ripercussioni, che
vengono convalidate dal tribunale, sono la decadenza della responsabilità genitoriale e il risarcimento del danno.

NOI NON TORNEREMO INDIETRO E DIFENDEREMO I
NOSTRI DIRITTI! Simona Consoni
Scrivete a scarpetterosse.ilfaro@gmail.com

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