Un giorno di dolore lungo vent’anni

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Saliamo su quel treno e (ri)proviamo le tensioni di quel post partita, poi il caos in stazione dove, per chi aveva raggiunto l’Emilia in treno, iniziò un viaggio all’inferno. Che costò quattro vite. Ciro ed Enzo erano cugini di 15 e 16 anni, Giuseppe ne aveva 23, “Vito” – come lo chiamavano i compagni di squadra della Rari Nantes – invece 21, e a lui è oggi intitolata la piscina di Torrione, omaggio al suo passato (all’epoca era presente) da pallanuotista oltre alla medaglia d’oro al merito civile che gli venne conferita dal Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi (donata al papà Giovanni, giornalista e punto di riferimento per tutto lo sport salernitano).
Saliamo su quel treno per non dimenticare come quei ragazzi persero la vita, in un folle rogo che, dal vagone numero cinque, divampò seminando terrore. Fuoco assassino. È la struggente narrazione d’una giornata straziante, ch’è un eterno presente: la stazione di Salerno, le fiamme, il fumo, l’angoscia e le lacrime “vere”, non quelle per una dannata partita finita male ma per quattro cadaveri portati via tra quel che restava di sciarpe granata mischiate alla cenere. 
Oggi, alle 11 del mattino, celebrazione al cimitero. Come ogni 24 maggio, (ri)saliremo su quel treno. Per ricordare quanto male ci fa. 

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