Cyberbullismo e hate speech, cosa prevede la legge e cosa resta da fare

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repubblica.it –

Contro il fenomeno del cyberbullismo oggi abbiamo più strumenti che, tuttavia, non sono ancora stati utilizzati pienamente. Eppure la cronaca ci informa, quasi ogni giorno, di episodi di derisione, hate speech e – appunto – bullismo tra ragazzi sulle principali piattaforme di social network. Vicende che possono avere conseguenze irrimediabili non solo sul piano privato ma anche su quello pubblico.

Le norme di contrasto a questo fenomeno non mancano, né in Europa né in Italia. In particolare, alcune rilevanti sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo hanno sancito che gli episodi di hate speech sono in aperto contrasto con i principi della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e che alle piattaforme online, in presenza di contenuti lesivi della reputazione altrui, devono essere pienamente applicati i parametri stabiliti a Strasburgo in materia di libertà di stampa solo alla luce dell’intero contesto dei commenti, delle misure predisposte dal portale per prevenire o rimuovere i commenti diffamatori, valutando anche rispetto alle procedure interne la responsabilità degli autori dei commenti come alternativa alla responsabilità del portale.

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