Disastro Capitale, così con Raggi Roma va indietro

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In fondo ci aveva avvertito: «A Roma cambierà tutto». E tanto, tre anni dopo quella promessa da comizio, è cambiato nella Capitale-laboratorio dei grillini di governo. In peggio. I trasporti, i rifiuti, le buche, gli alberi, la burocrazia limacciosa degli uffici comunali. Ogni settore, ora che al terzo giro di boa Virginia Raggi aggancia la parte calante del mandato in Campidoglio – è stata eletta il 19 giugno 2016 – mostra il segno di una involuzione più rapida di qualsiasi pessimistica aspettativa.

Rileggere il vecchio depliant elettorale del 2016 per credere, quello in cui il M5S spiegava come «portare a Roma il cambiamento di cui ha bisogno». Trasporti? «È prioritario – c’era scritto – creare un servizio efficiente, con vetture moderne e un numero di corse che soddisfi le esigenze dei cittadini». E invece nel 2018 bus e tram hanno percorso quasi 4 milioni e mezzo di chilometri in meno rispetto al 2016; e già all’epoca il servizio era al di sotto di quanto programmato dal Comune (e senz’altro ancora più sotto di quanto si aspettassero i pendolari). Ieri pomeriggio circolavano appena 620 bus, contro i 1.300 programmati. Colpa dei condizionatori rotti. Il centro di Roma non si ritrovava senza metrò dagli anni ‘80; e non ci è voluto un varco spazio-temporale come in “Non ci resta che il crimine”, per tornare indietro a quarant’anni fa, è bastato che si rompessero, tutte insieme, le scale mobili di Spagna, Barberini e Repubblica, vittime, secondo lo stesso Comune, di un appalto assegnato dalla governance grillina nel 2017. A oggi solo Spagna ha riaperto, dopo un mese.

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